Mantova, tessile-moda a rischio collasso. La Filctem Cgil: misure ora o sarà tardi

Il segretario generale della Filctem Cgil Orezzi rilancia il patto locale per salvare il settore «Cali di fatturato con punte del 50%. E il 2021 non sarà l’anno della rinascita»

MANTOVA. Cali di fatturato che nel 2020 oscilleranno tra il 30 e il 40% con un'impennata della disoccupazione stimata tra il 30,4% e il 38,3%: con le sue 66mila aziende in Italia, di cui ben 993 nel Mantovano dove conta 11.865 addetti per lo più donne, il settore tessile-moda non solo è tra i più esposti alla crisi Covid 19, ma sta subendo una battuta d'arresto senza precedenti. E se a livello nazionale sindacati e ConfindustriaModa chiedono misure mirate al governo, a Mantova la Filctem Cgil rilancia l’appello per un «patto vero prima che sia peggio per tutti»: «Il coronavirus – spiega il segretario generale Michele Orezzi – rischia di essere per il settore un grande acceleratore di una metamorfosi che in parte era già in campo. È quindi necessario trovare un equilibrio attraverso la responsabilità di tutti: sindacati, istituzioni, governo, industriali e loro filiere. Mesi fa avevo già lanciato questa idea, allora risposero solo Palazzi e Cna. Credo sia il caso di riprovarci ora».

Una patto per «individuare come il settore cambierà nei prossimi anni» a partire dai canali di vendita, per «capire quali nuove competenze serviranno e fare un Piano Paese con percorsi di istruzione mirati ma anche di formazione continua interna alle aziende». Il problema è che «ora non siamo pronti» e fra pochissimo sarà tardi. Venerdì scorso la sottosegretaria al Mise Morani ha annunciato che a breve sarà convocato un tavolo con il ministro Patuanelli: «La direzione è quella giusta , ma serve anche questa unità di intenti a livello locale». Ciò che non è contrattabile per il sindacato «è che i fatturati 2020 siano la base, o la scusa, su cui ristrutturare i numeri del settore. Parliamo di un meno 30% medio di fatturato per i primi tre trimestri con punte ben sopra il 50%: se dovessero essere il criterio per ristrutturare significherebbe distruggere il tessile e gettare una bomba atomica sull’occupazione femminile».


Chi conosce bene il settore sa altrettanto bene che il 2021 «non sarà l’anno della rinascita e non solo per le incognite della pandemia» ma perché «le aziende che lavorano con la stagionalità iniziano un anno e mezzo prima lo studio del prodotto che venderanno, quindi i tempi di ripresa sono molto più lunghi rispetto ad altri settori». Significa che «rischiamo di avere nel 2021 le stagioni invendute o poco vendute del 2020 a fare “da tappo” alle nuove collezioni e vedere diluita e indebolita una vera ripresa dei mercati, di vendita e di produzione». La moda d’altronde non si può “immagazzinare” e produrre anche nei periodi in cui si vende meno: «Per questo rischiamo di avere cali importanti di ore di lavoro per tutto il prossimo anno». E perché una peculiarità non si trasformi in penalità «le aziende vanno aiutate con ammortizzatori sociali ad hoc almeno per il 2021» oltre al fatto che « il conto non lo devono pagare i lavoratori». D’altro canto per ovviare alle conseguenze ancora vive della legge Fornero «ci deve essere anche una flessibilità in uscita e strumenti che agevolino il turn over di quelle competenze che rendono il “made in Italy” fiore all’occhiello della nostra industria». Il tutto nella cornice di un’estensione del blocco dei licenziamenti che «come dice Landini dovrà durare fino a quando l’emergenza non sarà finita».

Nel frattempo va costruito quel patto che «miri a salvare il settore che guida da sempre il nostro export» e tuteli anche la filiera. D’altronde i grandi marchi sono solo «la punta dell’iceberg» di filiere produttive complesse, composte da tantissime aziende artigiane e piccole imprese, basate sulla qualità della manodopera. «Un vero valore aggiunto insostituibile» e «se non si interviene con strumenti straordinari per sostenerle rischiamo chiusure ad effetto domino, specie tra i contoterzisti». Insomma gli assi per «la nuova alleanza per il tessile» lanciata da Orezzi, ci sono: ora va costruita.
 

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