Da Mantova l'appello dei commercianti al governo: «Subito i ristori e senza burocrazia»

Ristoranti e bar: i soldi promessi devono arrivare in maniera diretta. Le discoteche: noi, i più penalizzati

MANTOVA. Ad essere rappresentate alla manifestazione di piazza Sordello contro l'ultimo Dpcm del governo, il 28 ottobre, le tante anime del commercio.

«Dalle prime parole di Conte su eventuali chiusure, risalenti a una decina di giorni fa, siamo di fatto piombati in un lockdown psicologico - spiega Mattia Pedrazzoli, presidente Fipe Bar e titolare del bar Brasile - Da allora abbiamo difficoltà. I locali fanno parte di un tessuto sociale e questo si era già capito nel primo lockdown, quando le attività, con le prime restrizioni, chiudevano alle 18. Si è visto da subito un netto calo delle persone in centro. Ai mantovani dico di stare tranquilli. Alcuni giorni fa ho lanciato un hashtag, "I nostri locali sono sicuri". Siamo sempre aggiornati con le ultime normative, gli spazi sono igienizzati, si mantengono le distanze, si usa la mascherina. La manifestazione è stata pacifica e apartitica, tanto che abbiamo chiesto di non portare bandiere».

Vanni Righi, presidente Fipe Ristoranti e titolare de Lo scalco grasso, ha accennato al tema dei ristori economici: «La nostra categoria ha sempre seguito tutte le regole e sta stringendo i denti in un periodo difficile. Chiediamo che gli aiuti arrivino in maniera diretta. Chi lavora nella ristorazione è portatore di cultura. Abbiamo tanti dipendenti che lavorano e che hanno una famiglia a casa. Non ci si può più perdere in burocrazia inutile, è il momento di agire. Siamo vicini al governo e capiamo l'importanza delle misure legate allo stato d'emergenza sanitaria. Però auspichiamo che faccia di più di quello che sta facendo, che è comunque già importante. I ristori promessi, se arriveranno, potrebbero bastare. Non va, però, dimenticato quel microcosmo di piccole aziende appena nate, magari da un anno. Bisogna fare qualcosa anche per loro. Sono famiglie, non si parla solo di attività. Non dimentichiamo che la maggior parte dei ristoranti è a conduzione familiare. Serve liquidità».

Ancora più delicata la situazione dei locali notturni. «Siamo qui in modo pacifico per chiedere di poter lavorare - commenta Carmen Venerandi di Silb Fipe e titolare del Mascara - Il nostro settore è il più colpito, siamo praticamente chiusi da febbraio. Alcuni gestori di sale da ballo e discoteche si sono convertiti con una nuova licenza e, pur di lavorare, hanno trasformato la loro attività in ristoranti e bar. Tanti, invece, sono chiusi da mesi. Grazie agli incontri del nostro presidente nazionale Pasca con il ministro Patuanelli, sono stati promessi aiuti che speriamo possano arrivare entro il mese di novembre. Ora speriamo in orari più elastici per i locali».

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