Diciotto positivi in 4 ditte: nel Mantovano è di nuovo allarme focolai

Superlavoro delle squadre di Ats: sopralluoghi no stop a Curtatone e Dosolo. I casi in un’azienda d’arredamento, in una metalmeccanica e due salumifici

MANTOVA. Torna l’allarme focolai nei luoghi di lavoro. sono 18 i casi positivi accertati in quattro aziende mantovane dove le squadre del servizio ispettivo Psal di Ats Valpadana sono subito intervenute per verificare o disporre procedure di sanificazione immediata insieme all’isolamento dei dipendenti a rischio contagio. Sopralluoghi no-stop che hanno riguardato una ditta di Curtatone e tre a Dosolo nel viadanese dove alla recrudescenza dei contagi si accompagna la decisione dell’ospedale Oglio Po, fino a ieri Covid-free, di mettere a disposizione 20 posti letto per l’emergenza sanitaria.

Ats in 4 aziende: 18 positivi


Sono 10 gli impiegati trovati positivi nel quartier generale di Dondi Salotti a Levata di Curtatone. Quattro lavoratori sono poi risultati contagiati al salumificio Martelli di Dosolo: si tratta di dipendenti di una ditta esterna, che fornisce manodopera anche altrove, che compongono una squadra di 18 persone al momento in isolamento. «Il tutto è partito due settimane fa – spiegano dalla società – quando un lavoratore ha accusato sintomi e si è sottoposto al tampone risultato poi positivo. A quel punto il test è stato fatto a tutto il reparto e su 18 sono risultate positive altri tre persone tutte asintomatiche. L’intera squadra è stata comunque messa in quarantena in attesa di un secondo tampone programmato per lunedì. Come verificato anche da Ats le misure di prevenzione previste dai protocolli erano state tutte attivate da tempo». Altri due positivi sempre a Dosolo e sempre in un salumificio: si tratta di Valpadana, sede produttiva di Correggioverde del gruppo veronese Trinità. In questo caso due lavoratori sono stati sottoposti a tampone al rientro da un periodo di malattia così come richiesto dall’azienda: il responso positivo ha fatto scattare lo screening per tutti gli addetti del laboratorio (circa una decina). Infine il servizio ispettivo per la sicurezza nei luoghi di lavoro di Ats è intervenuto anche alla Reber che, sempre a Correggioverde di Dosolo, produce tritacarne, affettatrici e altre apparecchiature sia professionali che ad uso domestico e impiega una trentina di lavoratori. «Due nostri dipendenti – conferma uno dei soci dell’azienda Maurizio Re – si sono sottoposti di propria iniziativa al tampone e sono risultati positivi anche se asintomatici. Abbiamo subito predisposto una sanificazione straordinaria degli ambienti, oltre a quelle di norma effettuate, e altri due dipendenti sono al momento in isolamento in quanto contatti diretti».

La cgil: il rischio è il “fai da te”

A confermare che «i casi di positività nei luoghi di lavoro si stanno moltiplicando in tutti i settori» è il responsabile del dipartimento Sicurezza della Cgil, Mauro Mantovanelli, che nel sottolineare il superlavoro delle squadre di Ats torna a ribadire che «bisogna con urgenza potenziare i comparti malattie infettive e Psal perché le forze in campo pur essendo allo stremo continuano a farsi in quattro, ma non sono sufficienti per interventi tempestivi in tutti i luoghi di lavoro per il tracciamento dei contatti, la messa in sicurezza e l’applicazione delle norme per contenere il contagio. Registriamo ritardi di intervento che stanno determinando una sorta di “fai da te” da parte di troppe aziende che nella confusione più generale decidono in ordine sparso e con procedure non corrette». A titolo di esempio Mantovanelli racconta di casi in cui «si chiede ai lavoratori che sono stati a contatto con il positivo di farsi mettere in quarantena dal proprio medico il quale però non può perché deve aspettare un riscontro dalle autorità sanitarie», oppure «vengono messi in ferie i lavoratori dicendo “vi faremo sapere”», o ancora di datori di lavoro che «chiedono ai dipendenti di andare a farsi un tampone a pagamento». Non mancano poi aziende che «di propria iniziativa predispongono test rapidi per i lavoratori identificati come contatti stretti» e questa sarebbe anche una buona pratica «ma il nostro timore è che prevalgano pratiche improvvisate scaricate sui lavoratori». Insomma, conclude il sindacalista, «il potenziamento di Ats è vitale in questa fase» oltre al fatto che «insieme al continuo rispetto dei protocolli bisogna informare e formare le imprese sulle procedure corrette da trasmettere ai lavoratori».
 

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