Mantova, aiuti alle attività sportive ma non al pilates

Un corso di autodifesa

La titolare di un centro specializzato nella disciplina scrive al sindaco: «Si faccia nostro portavoce con chi decide»

MANTOVA. Niente “ristoro” per le palestre di pilates, il loro codice Ateco, 8551, (la sigla che identifica il tipo di attività economiche a fini fiscali) non rientra tra quelli che possono accedere agli aiuti economici previsti dal governo. Una brutta tegola che cade sulla testa dei titolari di queste strutture per le attività motorie che, come i loro colleghi che gestiscono altri tipi di palestre, non solo non possono più lavorare per effetto del Dpcm ma hanno anche sostenuto delle spese nei mesi scorsi per adeguarsi alle norme di sicurezza anti Covid che ha consentito loro di tornare in attività dopo il lungo lockdown della scorsa primavera.

Il settore delle palestre è uno dei più colpiti dalle misure intraprese dal Governo per cercare di frenare la pandemia, che sta raggiungendo numeri pesanti nel nostro Paese e in diversi stati europei, come Francia, Germania e Spagna. Non stupisce se – come hanno fatto le associazioni di categoria di baristi, ristoratori e proprietari di locali e discoteche – anche il mondo delle attività fisiche ha indetto una manifestazione in piazza Sordello per sabato 31 ottobre alle 11. Ma se le palestre rientrano nelle categorie economiche che potranno fare richiesta di contributi allo Stato (codice Ateco 9313), per quelle specializzate nel pilates non sono previste forme di sostegno. Se ne è resa conto, ad esempio, la direttrice del Centro pilates Mantova, presente in città da quasi vent’anni, che non sapendo più a chi chiedere aiuto, si è rivolta al sindaco Mattia Palazzi per informarlo della situazione e invitarlo, per quanto sia nelle sue possibilità, di «farsi portavoce del problema con gli organi preposti». Palazzi spiega che si sta muovendo.



In questi giorni si inanellano molte storie di personal trainer che rischiano il fallimento per l’ennesimo stop alle loro attività. C’è ad esempio il caso della Niker fitness di via Virgilio, a Porto Mantovano, un centro sportivo con tanto di bar e centro estetico inaugurato lo scorso luglio. «Ci troviamo in mezzo alla strada – spiega Rosario Patané, uno dei titolari – pensi che abbiamo fatto investimenti per rendere il centro in regola con le misure di prevenzione. Ho cinque dipendenti a casa. Per ora rimane aperto solo il centro estetico».

Bloccato anche chi, assieme agli esercizi fisici insegna difesa personale a donne e ragazze, offrendo corsi che comprendono forme di sostegno psicologico a chi ha subito aggressioni. Comprese quelle che vedono bambini e ragazzini vittime dei bulli. È il caso della palestra Dojo Eleonora di via dei Toscani, gestita dal maestro di krav maga Marco Ceccarini.

«Anche noi abbiamo fatto molti investimenti per le misure anticontagio e abbiamo anche eliminato qualsiasi attività di contatto – racconta Ceccarini – ma ora dobbiamo cessare tutti i corsi. Anche i progetti in collaborazione con il Comune di Mantova e di Curtatone, quelli contro il bullismo e quelli di autodifesa. Al di là dell’attività sportiva, quello che più pesa è dover interrompere l’attività di supporto psicologico (con professionisti) che offriamo a bambini e ragazzini con diversi tipi di problematicità. Noi svolgiamo queste attività per passione, non per lucro. Tanto che, per chi si trova in condizioni di svantaggio, i corsi sono gratuiti».


 

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