Mantova, Cantore si difende dalle accuse: ho sempre agito in buona fede

Il primario di Oncologia alla sbarra per maltrattamenti a due dottoresse: «Ci sono stati toni accesi ma per ribadire la priorità delle decisioni collegiali» 

MANTOVA. Decisioni prese tutte in buona fede, per agevolare le professioniste e l’attività del reparto. E toni accesi solo quando era necessario ribadire la priorità delle decisioni collegiali sulla gestione personale dei pazienti. Si è difeso così, Maurizio Cantore, il primario dell’Oncologia del Poma, dalle accuse delle due dottoresse Francesca Adami e Maria Beatrice Pisanelli, che lo hanno portato in tribunale per maltrattamenti. Secondo il capo d’imputazione costruito dal pubblico ministero Silvia Bertuzzi, avrebbero subito vessazioni e discriminazioni, come vendetta per le loro proteste sull’utilizzo di terapie locoregionali, a basso costo e poco efficaci, al posto di farmaci di ultima generazione in linea con i protocolli terapeutici attuali. Le due dottoresse erano state allontanate dal ruolo in reparto, e reintegrate nel giro di un mese grazie al ricorso al giudice del lavoro.

Nessuna dequalificazione né mobbing, ha assicurato Cantore, rispondendo alle domande del suo difensore LucaDeantoni e dell’avvocato di parte civile Matteo Picotti: il follow up oncologico, in particolare, considerato dalle dottoresse un’attività di routine che non contempla diagnosi e cura dei pazienti, a cui era stata assegnata la Pisanelli, secondo il primario avrebbe invece un’importanza rilevante. Di diverso parere Giampaolo Cordioli, pneumologo del Poma in pensione, e Gianluigi Cetto, ex oncologo di Verona, che hanno descritto il follow up come «dequalificante e riduttivo». In linea, secondo l’accusa, con il comportamento da «primario padrone» di Cantore, che – secondo le accuse – avrebbe sempre imposto le sue decisioni in riunioni che di collegiale non avevano niente.

Decisioni puntualmente contestate dalle due oncologhe, che lo accusavano di seguire linee terapeutiche in base al budget invece che alla salute dei pazienti. Un braccio di ferro cominciato nel 2014, solo un mese dopo l’entrata di Cantore nel reparto, tra l’altro caldeggiata proprio dall’Adami, andato avanti secondo l’accusa con un crescendo di ritorsioni, che portarono le due dottoresse a presentare l’anno dopo un esposto. Una storia di rabbia e dolore. Secondo la consulente della difesa Silvia Mostarda, i maltrattamenti subiti furono una delle cause di una grave malattia che colpì l’Adami.

Nel pomeriggio sono state sentite un’oncologa in pensione, Franca Pari, che ha lavorato con le dottoresse in quel periodo, e una psicologa del reparto, Chiara Iridile.

La prossima udienza è stata fissata per giovedì prossimo, 5 novembre, quando saranno ascoltati gli ultimi tre testimoni della difesa e un consulente tecnico e ascoltata una registrazione ambientale. L’udienza, come ieri, si terrà a porte chiuse in osservanza delle norme contenute nel decreto Ristori per limitare la diffusione del Covid.




 

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