Bpm: grandi manovre, Girondi prende il 5% e Ubs arriva al 6,38%

Cambia l’assetto di quella che è di fatto una public company. L’istituto alla ricerca di un partner: c’è Credit Agricole

MANTOVA. In una seduta negativa per i titoli bancari sul Ftse Mib (Financial Times Stock Exchange Milano Indice di Borsa),non fa eccezione Banco Bpm all'indomani del blitz con cui l'imprenditore mantovano Giorgio Girondi, sessantacinquenne presidente di Ufi Filters, ha aumentato la sua quota dall'1,02% al 4,98% del capitale tramite la sua holding GGG spa con l’assistenza di Baker McKenzie. Un’operazione del valore di circa cento milioni.

Gli ingressi cambiano gli assetti di una compagine azionaria molto frammentata, priva di un nocciolo duro di azionisti di riferimento, tipica di una public company anglosassone.


E avvengono a valle delle indiscrezioni di stampa che danno Castagna impegnato nella ricerca di un partner, allo scopo di aumentare l'efficienza della banca, migliorarne la redditività e disporre della massa critica necessaria per sostenere gli investimenti tecnologici imposti dal fintech.

Anche Ubs - come emerge dagli aggiornamenti Consob - ha in mano una quota in strumenti finanziari del 6,38% (si tratta per buona parte di posizioni lunghe). Si tratta, notano gli analisti, di posizioni rilevanti visto che il Banco non ha un nocciolo duro di azionisti. Inoltre, come riporta Il Sole 24 Ore, gli acquisti di Girondi non sarebbero stati effettuati d'intesa con il vertice della banca ma l'obiettivo sarebbe proprio quello di dare stabilità a Piazza Meda (e di contare in vista di una possibile stagioni di aggregazioni bancarie).

Novità che ieri hanno mosso il titolo di Banco Bpm che ha chiuso la giornata di contrattazioni con un incremento del 2,5%. Gli analisti si interrogano così su quali saranno le mosse dei soci forti della banca, da settimane al centro di indiscrezioni su una possibile aggregazione con la francese Credit Agricole. Girondi guida un colosso nella produzione di sistemi filtranti per i veicoli. Partita nel 1971. Ufi Filters oggi ha 18 stabilimenti in tutto il mondo con un fatturato 2018 di 440 milioni. E di fronte alla crisi-Covid ha deciso di fare un passo in avanti. Forte della propria tecnologia sulla filtrazione, Ufi ha sperimentato la produzione di mascherine facciali alle quali affiancare la commercializzazione di prodotti per la sicurezza, come le tute ignifughe». —
 

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