Il mondo dello sport scende in piazza a Mantova: «Rispettiamo le regole ma fateci lavorare»

Lo stop a palestre, piscine, centri sportivi e scuole danza: gestori, dipendenti e collaboratori protestano contro il Dpcm

Mantova, gestori dei centri sportivi in piazza contro la chiusura imposta dal Dpcm

MANTOVA. Lavorare. Questo hanno chiesto il 31 ottobre in piazza Sordello i circa 200 tra gestori, dipendenti e collaboratori di palestre, piscine, centri sportivi e scuole di danza che si sono radunati nel cuore della città rispondendo all'invito del Coordinamento dello sport mantovano. Un organismo, come spiegato più volte dagli organizzatori, nato in maniera spontanea e senza connotazioni politiche. Le misure restrittive arrivate con l'ultimo Dpcm hanno portato allo stop di molte attività. Un dramma, visto che alle spalle di ogni impresa o lavoratore ci sono sempre una o più famiglie.



«Abbiamo sempre rispettato tutti i protocolli – afferma Lorenzo Simoncini, titolare della palestra Fitness Life Mantova – poi abbiamo sentito le dichiarazioni del presidente del consiglio che diceva di comportarci bene. Parole che ci sono sembrate una minaccia nei confronti del mondo dello sport. Abbiamo avuto controlli rigorosi, anche se non c’è stata evidenza di contagi nelle palestre o nei centri sportivi».

Le richieste sono chiare. «Chiediamo solo di poter continuare a lavorare rispettando, come abbiamo sempre fatto, le normative anti Covid. Nel settore sportivo tutte le categorie sono penalizzate. A partire dai gestori di palestre che, a fronte di affitti di strutture importanti e con macchinari magari ancora da pagare, si sono ritrovati di nuovo senza nessuna entrata. Il tutto, considerando che durante il periodo di apertura estiva abbiamo viaggiato alla media del 50% di abbonati rispetto all'anno scorso. E non vanno dimenticate le difficoltà dei personal trainer e di tutto l'indotto che lavora attorno a una palestra».



In difficoltà anche le piscine. «Siamo stati messi all'angolo – commenta Andrea Cavicchini, coordinatore di vasca della Dugoni e allenatore-presidente della Virgiliana Mantovana Nuoto – il momento è drammatico. Non voglio fare paragoni con altri settori dello sport, ma per le piscine i costi di gestione sono particolarmente alti. Tenere aperta una piscina come la nostra ha dei costi giornalieri che si aggirano sui 2-3 mila euro. Facile immaginare il danno economico che può subire la nostra società, Sport Management, e tutto il comparto nazionale. E poi, non dimentichiamo i collaboratori sportivi, a casa senza compensi».

L'invito è a non dimenticare l'importanza dello sport per i più giovani. «La situazione per i ragazzi è triste. Tra nuoto agonistico, pallanuoto e nuoto sincronizzato, alla Dugoni ci sono un centinaio di tesserati. Giovani che vivono lo stop per la seconda volta. Niente aggregazione e una brusca frenata per i loro sogni. Per loro è un anno buttato via».

Al centro della piazza uno striscione, "Lo sport non morirà un Dpcm alla volta". Uniche bandiere consentite, i tricolori. Tra i comparti più colpiti, le scuole di danza. Insegnanti e danzatrici hanno protestato tenendo in mano cartelli con la scritta "La danza è un'arte muta ma questa volta urla il suo dolore". Vestite di nero, con le scarpe da danza al collo. Al microfono molti gli interventi, con tante categorie rappresentate, dal mondo delle arti marziali a quello del pilates.

Tanti sono scesi in piazza con maglia o felpa della società sportiva di appartenenza, per una protesta non urlata, ma ferma. E per chiedere di essere riconosciuti e non essere considerati lavoratori «non essenziali» o di serie B. 

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