Paziente senza mascherina: protesta all'ospedale San Pellegrino di Castiglione

E una mamma punta l'indice contro la fondazione Maugeri di Castel Goffredo: stessa fila per l'analisi delle urine e i tamponi Covid

CASTIGLIONE DELLE STIVIERE. Gel disinfettante ignorato, nessun rilevamento della temperatura corporea e persone senza mascherina. Succede, secondo la testimonianza di una 31enne di Carpenedolo, all’ospedale San Pellegrino di Castiglione delle Stiviere, dove la sua protesta, dettata dallo sconcerto e dalla paura per la sua sicurezza, è stata battezzata da un’infermiera come «lamentela».

È accaduto mercoledì 28 ottobre, quando la donna, invalida al 90% con un fragile sistema immunitario, purtroppo abituata agli ospedali, arrivata all’accettazione si è stupita che non vi fossero controlli. Stessa situazione ai poliambulatori: nessuno che provasse la temperatura all’ingresso o verificasse che venissero igienizzare le mani. Nessun controllo delle entrate.

«Al primo piano mi sono seduta al aspettare il mio turno, c’erano circa 30 persone, di cui 5 in piedi. Ad un certo punto ho notato un uomo senza mascherina, con gli occhi lacrimanti che tamponava con un fazzoletto, si è seduto dietro di me». La donna è rimasta sgomenta, e stupita che nessuno reagisse. «Mi sono alzata e sono andata a bussare ad una porta dalla quale avevo visto entrare un’infermiera per avvisarla. Nel frattempo un medico ha accolto l’uomo lacrimante a nell’ambulatorio senza dire una parola sulla mancanza della mascherina».

L’infermiera, raccolta la protesta della donna, è entrata nell’ambulatorio, «e ho sentito che suggeriva al medico di far indossare la mascherina al paziente, sennò gli altri si lamentano. Come se fosse un capriccio». Il medico, dopo la visita, ha rimediato dando una mascherina chirurgica all’uomo che se n’è andato».

La 31enne, ancora furente, è poi entrata nell’altro ambulatorio per essere visitata. «Terminato il controllo, non ho resistito e ho raccontato tutto al medico, che mi ha risposto che “gli dispiaceva quello che era successo, e mi ha suggerito per la prossima volta, di tutelarmi di più indossando due mascherine”, come del resto ho visto che fanno loro».

Ma il San Pellegrino non è l’unica struttura sanitaria dove viene chiuso un occhio sulle norme per limitare il contagio del Covid-19. La madre di una ragazzina che doveva sottoporsi ad un esame alla fondazione Maugeri di Castel Goffredo punta il dito sulle modalità di accesso: la donna era in fila davanti al banco dell’accettazione con la figlia di 17 anni che doveva fare l’analisi delle urine, obbligatoria per escludere una gravidanza prima di fare il vaccino contro il morbillo.

«In coda, davanti e dietro di noi, c’erano anche alcune persone che dovevano fare il tampone. Quindi, potenzialmente, a rischio. E siamo stati in coda 40 minuti. Che modo è di garantire la sicurezza delle persone? Si cerca di prestare attenzione a tutto, ad Asola le mie figlie hanno fatto il tampone per la scuola: erano fuori dall’ospedale ed erano tutti in attesa di tampone. C’è una bella differenza».

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