Scuole, a Mantova un positivo ogni mille studenti: finora 43 casi e 56 classi isolate

Tredici infettati tra il personale, in quarantena 1.176 alunni. Il 31 ottobre raggiunto il record di contagi in provincia di Mantova

MANTOVA. Sedici positivi alle elementari e alle superiori, otto alle medie e tre nelle scuole dell’infanzia, per un totale di 43 tra alunni e studenti. Tredici gli insegnanti contagiati. Cinquantasei le classi isolate, con 1.176 studenti messi in quarantena. Ecco il quadro del Covid-19 nelle scuole mantovane dal primo settembre al 24 ottobre secondo un’approfondita analisi compiuta dall’Ats Val Padana.



Numeri che secondo gli esperti al momento non rappresentano un vero allarme, visto che a conti fatti l’incidenza dei positivi sulla popolazione scolastica è inferiore all’1 per mille e l’impatto sull’attività scolastica, considerando studenti positivi e isolati, è del 2,1%. Intanto il 31 ottobre, secondo i dati diffusi dalla prefettura, la provincia di Mantova ha toccato il record di contagi: +234.

LA FASCIA 0-17 ANNI

La fascia di età 0-17 anni nel periodo considerato ha fatto registrare 148 positivi, partendo da un indice di positività sui tamponi del 5,5% nella prima settimana di settembre e arrivando al 6,8% nella settimana dal 18 al 24 ottobre.

«L’andamento settimanale – spiega il dottor Paolo Ricci, direttore dell’Osservatorio Epidemiologico dell’Ats Val Padana – evidenzia due aspetti che devono però essere valutati contestualmente per concorrere a un’interpretazione unitaria del fenomeno. Il numero dei tamponi effettuati in questa fascia d’età durante questo periodo è aumentato di circa cinque volte (da 218 a 1.077, ndr), a fronte di una frequenza di soggetti positivi sottoposti a tampone aumentata di solo un punto percentuale (da 5,5% a 6,8%, ndr).

Il secondo aspetto è che la frequenza dei soggetti positivi è già apprezzabile in occasione dell’inizio della scuola e che quindi non può costituirne la causa, per poi diminuire e successivamente innalzarsi progressivamente». E questo che cosa vuol dire?

LE ABITUDINI GIOVANILI

Questo andamento altalenante, secondo Ricci, evidenzia che la popolazione scolastica inizia la propria attività già gravata da una piccola tara acquisita durante le vacanze estive come conseguenza di frequentazioni e comportamenti meno controllati rispetto al periodo precedente.



La frequenza scende progressivamente nelle settimane successive attestandosi su valori inferiori a un punto percentuale. Il successivo incremento, più consistente nelle ultime tre settimane, esprime quindi l’impatto più propriamente scolastico «che però – sottolinea l’epidemiologo dell’Ats – risulta in qualche modo falsificato da un residuale fondo di precedente contagiosità. E soprattutto è sostenuto da altri fattori di rischio tipici della condizione infantile e giovanile come possono essere le occasioni di contatto offerte dalle esigenze di socialità».

LA MAPPA AGGIORNATA CON I CASI VERIFICATI DI CUI SIAMO A CONOSCENZA



«Nessuno di noi – continua Ricci – riconosce una modalità esclusiva di esposizione al contagio. E per questo è difficile pesare la responsabilità causale delle singole e molteplici occasioni di contagio della vita quotidiana. L’unica certezza è che riducendo la mobilità dei soggetti indirettamente si riduce il rischio e non solo in ragione dell’affollamento dei mezzi di trasporto, anche se questo costituisce una criticità».

L’INCIDENZA SCOLASTICA

Per valutare la diffusione dell’epidemia nella scuola è necessario ricondurre percentualmente il numero dei casi al gruppo scolastico da cui provengono. Rapportando il numero dei casi positivi alle popolazioni di alunni specifiche delle scuole di diverso ordine e grado, si osservano incidenze intorno all’uno per mille (media 0,07% su 59.563 studenti) e non è casuale che il valore relativamente più alto (0,09%) appartenga all’adolescenza.



INSEGNANTI CONTAGIATI

Gli insegnanti risultati positivi al tampone nasofaringeo al 24 ottobre sono in totale tredici: due nelle scuole dell’infanzia, cinque alle elementari e sei alle medie. Il personale scolastico messo in isolamento è costituito da 43 persone. Sono invece 139 i docenti e non docenti sottoposti a screening (intervistati e monitorati dopo un contatto casuale).

CLASSI ISOLATE E QUARANTENA

Finora sono state 56 le classi messe in isolamento e 56 i positivi tra studenti e insegnanti. «Si può osservare – analizza Ricci – che il numero delle classi isolate è sovrapponibile al numero dei casi positivi, quasi tutti studenti. È quindi verosimile, con qualche eccezione, che si sia verificato mediamente un caso-studente per classe. Contando il numero degli studenti toccati in qualche modo dalla questione Covid, l’impatto che questa situazione ha prodotto complessivamente sull’attività scolastica è pari al 2,1% della popolazione studentesca a rischio coinvolta».



CONCLUSIONI

«Tutto questo – conclude l’epidemiologo dell’Ats – conferma quanto già osservato a livello generale e cioè che la scuola di per sé non costituisce un importante diffusore di contagi. È infatti tutto ciò che orbita intorno a creare occasioni di contatto che si manifestano come mobilità indotta su un’ampia platea di soggetti che esorbitano anche dalla stessa scuola, ma che ne sono raggiunti per una sorta di effetto alone. Basta osservare la città, le piazze e le strade a scuole aperte e a scuole chiuse per averne contezza. I rimedi sono teoricamente molto semplici, per quanto difficili da adottare nella pratica, perché ci costringono a comportamenti innaturali e artificiosi. Solo quindi la consapevolezza della loro utilità e soprattutto delle conseguenze che la loro mancata adozione comporterebbe può compensare il disagio che ci provocano. Distanziamento fisico, aerazione dei locali, igiene delle mani e protezione integrale delle vie aeree rimangono le più importanti difese da questa epidemia, come la storia peraltro ci ha insegnato in analoghe per quanto diverse occasioni». 

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