Contenuto riservato agli abbonati

Mantova, per i ritardi nelle bonifiche sotto inchiesta 38 manager

Le società Edison, Versalis, Syndial e Ies indagate insieme ai loro dirigenti. Il procuratore chiude il fascicolo: ora pronte le richieste di rinvio a giudizio

MANTOVA. Trentotto dirigenti e quattro società indagati: è il risultato delle indagini della procura di Mantova sulle bonifiche in area industriale, nel sito di interesse nazionale (Sin). Con l’ipotesi di reato di un ritardo nel risanamento ambientale, sono indagate Edison con dieci dirigenti, Versalis con cinque, e Syndial (oggi Eni Rewind) con otto. La Ies, a cui è stato contestato anche l’inquinamento, ha il maggiore numero di indagati: quindici, più la società. La notizia è stata resa nota ieri dal procuratore Manuela Fasolato che a breve depositerà le richieste di rinvio a giudizio al giudice per le indagini preliminari. Le indagini sono state condotte negli ultimi quattro o cinque anni da un pool di magistrati composto dal procuratore e dai sostituti Silvia Bertuzzi, Donatella Pianezzi e Carmela Sabatelli.

L’intero polo chimico è stato suddiviso in otto aree inquinate, sulla base delle ordinanze emesse dalla Provincia a partire dal 2012. «Si tratta di questioni complesse perché siamo di fronte a contaminazioni storiche – afferma il procuratore – a tal proposito vorrei chiarire che se qualche azienda subentra in un sito di contaminazione storico è responsabile della bonifica nei limiti del valore del bene acquisito. Ci sono però le responsabilità di carattere amministrativo. La commissione ministeriale ha elaborato una relazione nel 2016, dopo aver fotografato tutta la zona del Sin. L’attività di verifica della situazione è stata gestita dall’Arpa, ora investita anche del ruolo di polizia giudiziaria, dai carabinieri del Noe e dalla guardia di finanza». Sono stati acquisiti tutti gli atti degli iter amministrativi delle aziende che operano nel Sin e che hanno ereditato la situazione.


A ritardare le bonifiche hanno contribuito i tanti contenziosi sorti negli anni davanti ai tribunali amministrativi. «Per fortuna – commenta il procuratore – il Consiglio di stato ha rigettato i ricorsi presentati da Edison».

«Il reato che abbiamo contestato – ribadisce Fasolato – è appunto l’aver ritardato l’iter delle bonifiche anche per l’inquinamento trasmigrante, come nel caso della Ies verso l’area Belleli». Per questo sono stati indagati i manager che si sono succeduti alla guida delle società del polo chimico. Per aree come la Valletta e il Cavo di San Giorgio inoltre si contesta di non aver impedito la trasmigrazione degli inquinanti.

Edison, intanto, non ci sta a passare come responsabile dell’inquinamento causato dal petrolchimico che ha gestito dall’apertura fino al 1991, direttamente o in joint-venture con il gruppo Eni: è dei mesi scorsi la notizia che nonostante il Consiglio di Stato abbia respinto tutti i ricorsi della società – e in sostanza, confermato il provvedimento della Provincia che le attribuisce la responsabilità della contaminazione di mercurio e la obbliga a bonificare – non si vuole arrendere. E fa capire che la sua resistenza sarà dura nei modi e lunga nel tempo. L’arma per l’ennesima offensiva sono i sei ricorsi presentati al Tar contro i ministeri di Ambiente, Salute e Sviluppo economico, la Provincia, il Comune di Mantova e i gruppi Versalis ed Eni Rewind, attuali proprietari dell’area contaminata del Sin. —


 

Video del giorno

Mantova, il saluto alla Mille Miglia

La guida allo shopping del Gruppo Gedi