Mantova, commercio in zona rossa tra tensione e arrabbiature

Giornata convulsa quella del 4 novembre in attesa di misure che poi slittano al 6 novembre. In serata Conte annuncia le restrizioni. Bar, ristoranti e negozi: non si fa così

MANTOVA. Disorientati, arrabbiati, frustrati. Così si sentono baristi, ristoratori e negozianti soprattutto dopo la giornata convulsa del 4 novembre. Si aspettavano l’ordinanza regionale che avrebbe delineato un tipo più soft di lockdown, a cui avrebbero dovuto sottoporsi dal 5 in base all’ultimo Dpcm di Conte. E invece, è arrivato l’annuncio del premier, alle 20.30, che la Lombardia è zona rossa, quella dove saranno applicate le misure più rigide che, a questo punto, slittano a domani con tutte le altre previste del Dpcm.

Lo scontro con il governatore lombardo Fontana, che insisteva per ottenere dal governo provvedimenti differenziati per le varie regioni in base ai dati aggiornati sul numero di contagi, e le lungaggini con cui si procedeva tra Roma e Milano ha prodotto una situazione di stallo e di incertezza nel commercio. Che ha vissuto una giornata di tensione, di aspettative deluse e di arrabbiature. A questo punto, il 5 novembre tutto resta come prima: i bar e i ristoranti chiuderanno alle 18 mentre i negozi resteranno aperti con i loro orari soliti (il coprifuoco per tutti resta fissato, per ora, alle 23). E si terrà anche il mercato del giovedì al Te. Da domani, però, scatteranno le restrinzioni.

Gli operatori sono indispettiti: «Questa situazione di incertezza ci ha fatto ancora più innervosire – conferma Mattia Pedrazzoli, gestore di un bar in centro a Mantova e presidente dei bar Fipe a Confcommercio – Ma visto che ci chiudono adesso, speriamo che ci garantiscono che a dicembre, il mese più ricco, lavoreremo. Dato che a Mantova i contagi sono pochi rispetto ad altre città – osserva – sarebbe stato giusto commisurare a questo i provvedimenti. In questo clima di incertezza, poi, le imprese non riescono a programmare ordini e personale, e rischiano la chiusura». La situazione, insomma, è molto grave, «da brividi» precisa Pedrazzoli, che a questo punto spera solo negli indennizzi, «veloci e consistenti», e nella sospensione «per un anno di mutui e tasse».

Sulla stessa lunghezza d’onda i ristoratori, l’altra categoria colpita al cuore dal confinamento. Anche Giampietro Ferri, presidente Fipe di Confcommercio, con locale a Castiglione delle Stiviere, rimarca il clima di indecisione che grava su tutti: «Vivere in questa situazione non è facile. È inammissibile che il governo decida di chiudere le attività solo poche ore prima che scattino i divieti. Come fanno ad organizzarsi? È una cosa indegna».

Poi, quando arriva la notizia della zona rossa dice: «Siamo alla frutta, è il colpo che ci mette ko. Adesso abbiamo una sola speranza: il delivery per leccarci le ferite e i ristori cospicui e veloci dallo Stato, uniti alla sospensione dei pagamenti che avremo a metà mese». Nicola Dal Dosso, direttore di Confcommercio, delinea un quadro fosco per il terziario, i pubblici esercizi, il turismo e i servizi alla persona: «L’istituzione della zona rossa in Lombardia avrà ricadute pesantissime sulle attività: oltre 3,8 miliardi di euro di fatturato bruciati e perdita del 9% del fatturato annuo: a Mantova stimiamo che la serrata colpirà più di 4mila imprese. Servono indennizzi e moratorie fiscali e creditizie, oltre che preparare seriamente il dopo, la ripartenza».

Il presidente di Confesercenti, Gianni Rebecchi, il 4 novembre era al tavolo regionale dove ha posto l’«esigenza di diversificare le misure restrittive in ragione delle effettive esigenze dei diversi territori, anche all’interno della Lombardia, in base ai contagi». E ha ribadito la necessità di sostenere le imprese – e in particolare quelle del commercio e del turismo – «non solo favorendo l’accesso al credito, ma anche con misure a fondo perduto». 

Video del giorno

Bimba di sei anni cade da una giostrina al parco di Porto Mantovano

La guida allo shopping del Gruppo Gedi