L’ospedale di Mantova dice no al trasferimento degli anestesisti: «Serviamo qui»

La Rianimazione aiuta già Milano ospitando i loro Covid. E a giorni serviranno più letti: «Chi curerà i nostri pazienti?»

MANTOVA.  Alcuni pazienti Covid dell’area del Milanese inviati all’ospedale di Mantova e gli anestesisti mantovani a rischio trasferimento a Milano e Bergamo. Sembra quasi un paradosso, ma tant’è che nelle corsie della Rianimazione del Poma la notizia che almeno cinque rianimatori e una quindicina di infermieri delle terapie intensive potrebbero essere dirottati agli ospedali delle Fiere di Milano e Bergamo è arrivata come un fulmine lasciando tutti increduli.

E tutto questo nelle ore in cui al Poma si sta discutendo della necessità, pressoché immediata, di aumentare velocemente i letti della Rianimazione e il numero totale dei ricoverati Covid negli ospedali mantovani è salito a 123.

L’arrivo di nuovi malati Covid gravi è costante e la Rianimazione ormai dall’inizio della seconda ondata sta ricevendo e ospitando pazienti anche da fuori provincia. Per fortuna c’è il turnover e per ogni dimissione c’è un nuovo ingresso. Alcuni ricoverati provengono da altri ospedali e per il momento i sanitari del Poma sono riusciti ad ospitare anche tutti i pazienti mantovani grazie al percorso di presa in carico quando la malattia è all’esordio. In pazienti non finiscono quindi subito in terapia intensiva ma nei reparti sub–acuti dove vengono stabilizzati.


La notizia secondo la quale però la Regione vuole inviare gli anestesisti-rianimatori a Milano e Bergamo ha suscito un profondo senso di smarrimento, tanto da far dire a un medico del reparto «Ci dicano che cosa vogliono fare, se ci mandano a Milano e Bergamo qui chi curerà i malati?». Secondo indiscrezioni pare che gli specialisti mantovani siano destinati agli ospedali di Bergamo e Brescia, strutture dalle quali dovrebbero partire i colleghi per l’ospedale Fiera di Milano.

Attualmente nelle rianimazioni di Mantova e Pieve di Coriano sono ricoverati 14 pazienti Covid, ma nelle prossime ore sono previsti nuovi ingressi e perciò si dovrà provvedere ad aumentare i posti letto almeno del doppio. Ma con quale personale se c’è il rischio della partenza di 5 rianimatori e 15 infermieri? In organico oggi gli anestesisti-rianimatori sono 15, per cui a Mantova ne resterebbero solo 10. «Ovviamente troppo pochi – sottolinea uno di loro – per gestire fino a una trentina di letti».

Le difficoltà emerse nell’ipotesi di uno scippo di anestesisti da parte di Milano e Bergamo potrebbe aver indotto la Regione a cambiare idea nelle ultime ore, ma il prezzo da pagare per il Poma è quello che è stato comunicato ieri l’altro: lo stop degli interventi di Chirurgia Vascolare e di Cardiochirurgia all’ospedale di Mantova. In questo caso sarebbe recuperato personale per aprire i nuovi letti di Rianimazione. Le emergenze delle due specialistiche saranno comunque garantite dalle due équipe mantovane che andranno ad operare a Brescia, così come fatto in occasione della prima ondata.

Solo un settimana fa la Regione aveva garantito che il Poma sarebbe rimasto Hub operatorio per le due alte specialità. Pochi giorni dopo il cambio di rotta: al Poma non si opera più e come Hub restano solo le reti cardiologica (infarti), neurologica (ictus) e gli interventi oncologici. Per consentire l’aumento dei posti letto in Rianimazione e recuperare nuovo personale in queste ora si sta valutando se è necessario chiudere anche la Chirurgia di Asola o tenerla aperta per gli interventi di bassa complessità. Nei giorni scorsi era già stata chiusa quella di Pieve di Coriano. Ora la palla passa nuovamente alla Regione che dovrà decidere quale sarà il futuro assetto dell’ospedale di Mantova e quale ruolo avrà nella lotta al coronavirus. Per il momento il direttore generale ieri durante una diretta su Fb ha precisato che l’assetto del Poma è destinato a diventare quello dello scorso marzo.




 

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