Lo sconforto degli ambulanti a Mantova: Natale a rischio, siamo a terra

Previsioni pesanti di Anva Confesercenti: "Non è servito a nulla prendere le precauzioni, siamo devastati. La cosa che fa più rabbia è che Mantova sia considerata come Milano"

MANTOVA. Gente caparbia, corazzata dallo spirito di adattamento, ma stavolta, al secondo lockdown, per giunta nel periodo più redditizio dell’anno, c’è il rischio che la tenacia si sfilacci in resa. Che qualcuno, tra gli ambulanti del mercato settimanale, non riesca a rialzarsi.

«Siamo devastati – scandisce Simone Nasi, referente di Anva Confesercenti e titolare di un banco di calze, abbigliamento per lo sport e costumi da bagno – non è servito a nulla adottare tutte le precauzioni, formare gli operatori e sollecitare gli utenti al rispetto delle misure di sicurezza. La cosa che più fa rabbia è che la Lombardia sia rappresentata unicamente nella città di Milano, ma Mantova non è una metropoli. È ingiusto che si sia tutti considerati zona rossa».

Al dramma economico si accompagna lo smottamento emotivo, il brusco risveglio dopo l’estate della grande rimozione collettiva, con le spiagge piene e la frenesia di recuperare il tempo perso. «Abbiamo davanti due mesi decisivi per noi – riferisce Nasi – a novembre e dicembre si concentra il 30/40% del nostro fatturato annuo, e, sull’onda dell’entusiasmo, in vista del Natale avevamo già fatto ordini importanti. Adesso siamo preoccupati, temiamo di esserci ancora dentro tra 15 giorni, che con l’infilata di ponti festivi il mercato del giovedì sia sospeso fino a dopo l’Epifania». Se a settembre il calo di fatturato annuo era stimato tra il 50 e il 60%, col Natale in fumo la previsione si fa più cupa.



«Siamo gente caparbia, ma la situazione era già molto difficile» s’adombra Nasi, figlio d’arte e mestiere, che in questi mesi, come altri suoi colleghi, ha aperto un canale parallelo di vendite a domicilio, sfruttando i social. Briciole in termini di fatturato, ma buone per fidelizzare i clienti e pagarci qualche bolletta. «I ristori? In novanta giorni ho ricevuto due bonus da 600 euro, difficile tirarci avanti con due figli».

«Non siamo disperati, di più» scuote la testa Walter Rubini, titolare della “Bancarella delle firme”, che è anche un negozio a Roverbella. «Novembre e dicembre sono mesi al top per le vendite – conferma – Non si può andare avanti di soli ristori, io ho nove dipendenti, alcuni dei quali aspettano ancora la cassa integrazione. Ci chiudono, ma bollette e tasse dobbiamo continuare a pagarle. E poi c’è questo clima d’incertezza inaccettabile, che oggi (ieri per chi legge, ndr) ci sarebbe stato il mercato l’abbiamo saputo poche ore prima». Appeso all’incertezza anche Andrea Milani, titolare dell’omonimo banco di rosticceria e gastronomia: «Sì, siamo avvantaggiati rispetto agli altri, perché possiamo continuare la nostra attività – ammette – ma attendiamo indicazioni dal Comune, ne abbiamo bisogno al più presto per organizzarci con gli ordini». Sollievo tra gli operatori del mercato contadino, già perimetrato e contingentato, che potranno apparecchiare regolarmente i propri banchi, con un’accortezza in più: domani a Borgochiesanuova e sul Lungorio saranno previsti due varchi in ingresso e in uscita. 
 

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