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Nel lembo incastrato tra zona rossa e gialla: «Restrizioni? Qui il lockdown è tutto l’anno»

Viaggio al confine della provincia, a Quatrelle e a Felonica, accanto ai più liberi Veneto ed Emilia Romagna, tra famiglie divise da una mezzeria 

SERMIDE FELONICA. Si fa presto a dire Lombardia. Qui a Quatrelle di Sermide e Felonica la Lombardia è lontana, pur essendo la regione in cui ci si trova. Un pugno di case, meno di cento abitanti, una fetta di terra incastrata fra tre regioni, Veneto, Lombardia ed Emila Romagna, e tre province, Rovigo, Ferrara e Mantova. Ma restare nella zona rossa è difficile perché il confine con la gialla Emilia Romagna è interno al paese, è una linea di mezzeria, la comunità di Quatrelle è tutt’uno con quella ferrarese di Stellata.

Un unico agglomerato, due frazioni che si scambiano i pochi servizi: il caffè, le sigarette e il gratta e vinci da Vittorio a Quatrelle, così come il panificio; la farmacia, il giornale all’edicola di Stellata, cinquanta metri più in là.



E ora dove si va? «È complicato, ci tocca andare a Sermide per tutto. Ma sono dieci chilometri. Inoltre i miei clienti, che sono quasi tutti di Stellata o di Ficarolo, oltre il ponte, qui non possono più venire. Tengo aperto così per passare la giornata, ma oggi non è venuto quasi nessuno» alza le braccia sconsolato il titolare del bar tabacchi Vittorio Zaghi.

La consapevolezza che per fermare il contagio il lockdown sia un sacrificio necessario ce l’hanno tutti. Nessuno mette in discussione il fatto che la situazione sia seria e un mese chiusi in casa sia un conto dopotutto leggero da pagare. «È l’unico modo, altrimenti non ne usciremo» dice una giovane coppia di Sermide, Jessica e Daniele.

«Il fatto è che qui da noi il lockdown è tutto l’anno, è la normalità - racconta rassegnata Chiara Malagò, cittadina di Felonica, intercettata davanti a casa, mentre esce a depositare la carta per la differenziata. Unica persona nel raggio di mezzo chilometro.



«Nei nostri paesi non c’è più nessuno, alle dieci di sera siamo comunque tutti rinchiusi in casa. E di giorno non è molto diverso. La parola assembramento fa sorridere».

Il difficile è più che altro il separarsi dagli affetti: «Mio fratello è a Rovigo, mia sorella a Pegognaga, non possono venire a trovare i nostri genitori, questo è triste. Ma speriamo duri davvero al massimo un mese» aggiunge un’altra felonichese, Maria Chiara Callegaro, mentre entra alla Coop di Sermide a fare la spesa.

Una situazione comune per la gente di confine. Praticamente tutte le famiglie sono divise da pochi chilometri, ma da regioni, quindi da colori e grado di restrizioni diversi. Chi ha i figli all’università a Ferrara, chi ha il lavoro nel Modenese, chi i genitori a Castelmassa. Il ponte di Sermide è la barriera divisoria dei due colori, zona rossa e zona gialla del Veneto. «Rispetteremo tutti le regole, perché non possiamo fare altro, ma sono imposizioni assurde nei nostri territori. Ma quali assembramenti, vedete quanta gente c’è in giro? Nessuno. Ed è così a tutte le ore del giorno» va avanti Susanna, residente di Stellata, appassionata di fotografia che, potendo liberamente circolare in zona gialla, imbracciando la sua macchina fotografica non rinuncia alla sua passeggiata quotidiana lungo l’argine. —


 

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