Parrucchieri e gommisti mantovani: aperti ma lasciati senza lavoro

Confartigianato e Cna denunciano le contraddizioni dei divieti nelle aree rosse «Il limite agli spostamenti fuori Comune impedisce ai clienti di raggiungerli»  

MANTOVA. Dai parrucchieri ai gommisti: in mezzo al dramma di chi ha dovuto abbassare la saracinesca c’è quello delle categorie risparmiate dal lockdown ma non dai suoi effetti. Il problema: il divieto di spostamento fuori Comune di residenza preclude la possibilità di essere raggiunti da una molteplicità di clienti. In sostanza non sono chiusi ma è come se lo fossero.

«Abbiamo bisogno di più chiarezza e concretezza altrimenti i danni saranno incalcolabili anche per le attività che possono rimanere aperte»: a puntare il dito contro contraddizioni, paradossi e mancanza di regole chiare dell’ultimo Dpcm che ha diviso l’Italia in tre aree di rischio sono stavolta le associazioni artigiane. «Le nostre categorie – spiega il presidente di Confartigianato Lorenzo Capelli – sono ancora una volta penalizzate. Anche chi è aperto non riesce comunque a lavorare. L’esempio più lampante è quello dei parrucchieri, dei gommisti e dei meccanici: la domanda che ci pongono di continuo è se i clienti che abitano in altri Comuni possono o meno raggiungerli e non è ancora chiaro. Si tratta di attività che hanno instaurato un rapporto di fiducia con la clientela e che già erano in crisi per il precedente lockdown. Insomma siamo alla beffa. In più gli incentivi ancora non si vedono e non si capisce come saranno distribuiti i ristori e quando. Si tratta delle solite incertezze all’italiana che per un’impresa sono devastanti perché impedisce un minimo di organizzazione per il futuro anche alla luce del fatto che le tasse non vengono spostate per tutti ».


Sulla stessa linea il direttore della Cna Elisa Rodighiero: «Molti artigiani esclusi dal lockdown – spiega – avrebbero preferito dover chiudere visto che comunque non riescono a lavorare. La situazione è di una tristezza davvero inaudita». Per non parlare degli estetisti, categoria già duramente colpita economicamente dal primo lockdown «che ora – aggiunge Rodighiero – con l’ulteriore chiusura forzata rischiano di vedersi compromettere il futuro. Si tratta di attività che hanno investito ingenti somme di denaro per mettere in sicurezza i centri estetici ottemperando con rigore e professionalità ai protocolli sanitari per la salute e la sicurezza dei dipendenti e delle clientela. Una vera e propria mazzata». Non solo. «La chiusura totale dei centri estetici in regola – avverte il portavoce della Cna Franco Bruno – favorirà il prosperare degli abusivi che operano al di fuori di ogni protocollo di sicurezza, causando il pericolo del diffondersi del contagio negli ambienti familiari con l’ impossibilità di tracciare i potenziali contatti».


 

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