«Donna non sei sola»: al tempo del Covid le neo-mamme s’incontrano su Skype

L’iniziativa di una giornalista mantovana: incontri gratuiti online. Psicologhe e farmaciste rispondono alle domande sulla maternità 

MANTOVA. Almeno prima capitava d’incontrarsi nelle sale d’attesa di ospedali e studi medici, allacciare un dialogo e diluire così il senso di solitudine che gravidanza e maternità si portano appresso, inquinandone spesso la gioia.

Prima che il virus diradasse le occasioni di scambio e, soprattutto, guastasse le relazioni con il veleno della diffidenza. Per questo l’iniziativa di Elena Caracciolo, giornalista pubblicista ed esperta di comunicazione, è ancora più preziosa, sotto il cielo annuvolato dal Covid.


Da oggi, e per tutti i lunedì del mese di novembre, nella fascia oraria dalle 9.30 alle 10.30 è in programma la seconda edizione di “Mamma... E adesso? Non sei sola! Conosciamoci e confrontiamoci”: quattro incontri gratuiti online – su Skype – rivolti alle donne in gravidanza e alle mamme con figli fino a un anno di età, durante i quali si parlerà delle esigenze dei neonati e di tutte le problematiche legate alla nuova vita da mamma.

In questa avventura la giornalista mantovana non è del tutto sola. A parlarne insieme ad Elena Caracciolo saranno alcune professioniste del settore materno-infantile.

L’iniziativa è organizzata in collaborazione con il comitato di quartiere Rabin e la farmacia Gamba. I posti sono limitati, per informazioni e iscrizioni è possibile telefonare al numero 340 - 3818270 e visitare il sito www.elenacaracciolo.it.

In principio è stato un blog sanamente rabbioso sulla difficoltà di conciliare lavoro e vita da mamma (o in attesa di diventarlo), soprattutto senza l’ombrello di un contratto robusto, distorsione preistorica di una società che vorrebbe le donne schiacciate nei ruoli di mogli e mamme, ovvero più donne di casa che lavoratrici con ruoli di responsabilità. Uno sfogo terapeutico, quello di Elena, che nella condivisione ha trovato la misura di un disagio diffuso. Al di là della dimensione del lavoro. «Il problema principale è quello della solitudine – riferisce Caracciolo, mamma di una bimba di un anno – il disagio psicologico di dover affrontare un cambiamento di vita così grande, immenso, e non avere nessuno con cui parlarne. Il rischio è quello di sentirsi sbagliate. Peggio, inadeguate. Io stessa l’ho vissuto sulla mia pelle e ho deciso di offrire l’aiuto che non ho ricevuto, ponendomi come una mamma empatica, che non giudica ma si mette in ascolto».

Una voglia di dialogo e di scambio di esperienze che apre il confronto tramite il blog e il profilo Instagram. E il passo è stato breve: le richieste di conforto e informazioni si sono moltiplicate, al punto che Elena ha creato una piccola rete di professioniste, per offrire le risposte che non è in grado di fornire da sola. Tra quelle che collaborano più attivamente con lei, la psicologa e psicoterapeuta Rachele Sassi, la farmacista Caterina Scardovelli, la mindfulness educator Elisa Sanguanini.

«Il Covid? A livello emotivo ha accentuato le fragilità che compaiono con la gravidanza e il parto – risponde Elena Caracciolo – l’assenza di contatto e relazioni è la negazione dell’essere umano. E poi c’è la paura di ammalarsi».

Viva le mamme, certo, che si trovano a dover gestire una nuova vita quando, magari, non sono ancora riuscite a sbrogliare i nodi della propria, ma in tutto questo che ruolo hanno i papà? «Quando è presente nel nucleo familiare, l’uomo ha un ruolo fondamentale nel supportare la mamma – chiarisce Caracciolo –. Tante cose il papà non può comprenderle, l’importante è che non faccia sentire la sua compagna giudicata».

Ci fosse almeno un manuale d’istruzioni per bravi genitori. E invece no. Bisogna costruirselo giorno per giorno, il manuale, a misura della propria famiglia. Sbagli compresi.
 

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