Il primario Franchini fa il punto sul plasma e sulla situazione del Poma 

Roberto Bo e Alessandro Taraschi intervistano in diretta il primario di Immunoematologia e Medicina trasfusionale del Carlo Poma

MANTOVA. «Dall’inizio della pandemia a Mantova abbiamo trattato circa duecento pazienti con il plasma iperimmune e da maggio non abbiamo avuto un solo decesso. Certo le sacche che avevano la scorsa primavera erano molte di più. Oggi tante ne raccogliamo e tante ne facciamo, anche se negli ultimi giorni con i due nuovi canali, mail e telefono, che abbiamo attivato la risposta alla donazione è aumentata. Resta però la frustrazione di noi medici che non riusciamo ad andare incontro a tutte le richieste. Solo pochi giorni fa mi ha scritto disperata una donna che aveva la madre ricoverata in un ospedale lombardo che mi chiedeva una sacca di plasma. Mi ha chiamato alle sette di sera. L’ho richiamata al mattino, ma purtroppo la madre era appena deceduta».

È una delle tante testimonianze che ieri mattina il dottor Massimo Franchini, primario dell’Immunematologia e Trasfusionale del Poma, ha illustrato durante la diretta sul sito e sul profilo Facebook della Gazzetta di Mantova. Il primario ha parlato per quasi un’ora della necessità di rifornirsi del plasma iperimmune per alimentare le banche di Mantova e di tutta Italia. «Durante la fase estiva – ha spiegato – abbiamo raccolto poco plasma perché c’erano pochi pazienti guariti e quindi pochi donatori. Adesso grazie al grande cuore dei mantovani e delle province limitrofe abbiamo avuto una ripresa delle donazioni ma prima della validazione del plasma passa circa un mese e mezzo. Oggi abbiamo virtualmente pochissime sacche, si possono contare sulle dita di una mano e le evadiamo su singoli pazienti con le giuste indicazioni cliniche valutando caso per caso. Nel giro di una decina di giorni dovremmo riuscire a ripristinare una parte delle scorte. Oggi io ricevo ancora venti richieste al giorno».

Franchini ha parlato anche dello studio nazionale Tsunami di Pisa: «Ha arruolato, grazie soprattutto a Mantova, più della metà dei pazienti e quindi ritengo che si possano avere le prime valutazioni definitive a gennaio. Ma se non arrivava la seconda ondata lo studio Tsunami veniva sotterrato».

Riguardo invece ai farmaci attualmente efficaci contro il Covid-19, il primario del Poma ha sottolineato che attualmente, in attesa del vaccino e degli anticorpi monoclonali, l’unico prodotto antivirale biologico è il plasma iperimmune. Anche se le risultanze sul plasma non sono ancora definitive, oggi chi viene ricoverato in ospedale ha questa possibilità».

La lentezza con cui invece molti ospedali non hanno mai utilizzato il plasma, ha precisato Franchini, è dovuta alla burocrazia: «Ci voleva solo un folle come me a lavorare due mesi giorno e notte per scrivere il protocollo».
Per ultimo quello che l’ematologo del Poma ha definito un piccolo scoop: «La notizia che il professor Burioni sul suo profilo Fb ha invitato a donare il plasma perché solo così alla fine si potranno avere studi rigorosi».
Per donare il plasma al Poma i cittadini possono chiamare lo 0376 - 201409 attivo dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12 o inviare una mail a iperplasma@asst-mantova.it, indicando i propri dati e un numero di telefono per essere ricontattati. 

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