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Aspef, strappo di Fratelli d'Italia con Lega e Mantova ideale

Rossi e Cappellari insistono sulla Fracassi mentre Beduschi accusa gli alleati: ormai i nostri rapporti sono compromessi

MANTOVA. Tocca al sindaco Palazzi risolvere la contesa apertasi nel centrodestra sul consigliere di minoranza da nominare nel cda di Aspef. Sulla sua scrivania ci sono due lettere. Una del centrodestra (Fratelli d’Italia e Forza Italia) con cui, senza indicare un nome alternativo (ma il prescelto sarebbe Paolo Celada), gli fa presente che quello di Barbara Fracassi, militante di Fratelli d’Italia, non è condiviso da due partiti su tre dello schieramento.

Nell’altra lettera Lega e Mantova ideale indicano la Fracassi come la scelta condivisa dai sette consiglieri comunali di centrodestra. Tra l’opposizione è alta tensione. Stefano Rossi, capogruppo di Mantova ideale, non molla: «La nomina del cda Aspef – osserva – spetta, come recita il suo statuto, al sindaco secondo l’indirizzo del consiglio comunale. I partiti, dunque, nulla c’entrano. Mentre è corretto sentire i consiglieri comunali. E sette su sette di loro hanno avallato la candidatura di Barbara Fracassi».

E chiude con una frecciata agli alleati: «Ogni tanto bisognerebbe anche sapere di quello di cui si parla». Alessandra Cappellari, consigliere regionale e comunale della Lega, ricorda che «Palazzi ha richiesto l’indicazione di un nome femminile oppure di una terna di nomi femminili, e il gruppo

ha aderito, nell’ottica della collaborazione. Su Fracassi vi è stata convergenza ed è stata proposta nei termini». E conclude: «La nomina è comunale e non provinciale, e ogni gruppo ha gestito in autonomia i rapporti col proprio partito». Alessandro Beduschi, coordinatore di Fratelli d’Italia, contesta: «Tra i consiglieri non c’era l’unanimità che si vuole far passare, tanto che il nostro de Marchi era stato chiaro nel dire che avrebbe avvertito il partito dell’indicazione emersa».

E aggiunge: «L’iniziativa di indicare la Fracassi è di Mantova ideale e Lega, che se ne assumono la responsabilità. Non ci interessano i posti, solleviamo una questione di principio e di rapporti tra alleati. Volevamo solo essere informati. Il complesso di autosufficienza di qualcuno lo premierà, ma non certo nei rapporti con noi che, a questo punto, sono compromessi».


 

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