Pedofilo arrestato: sette giorni di libertà, poi torna in carcere

Scarcerato a causa di un ritardo del tribunale del riesame. «Ma è pericoloso»: in casa centinaia di immagini di bambini

ROVERBELLA. Arrestato per pedopornografia poco più di un mese fa, scarcerato per una falla del sistema giudiziario, nella giornata di mercoledì dopo una settimana di libertà, gli agenti della Polizia postale sono andati a prelevarlo a casa e condotto nuovamente nel carcere di Brescia. L’uomo che ha 61 anni e vive con l’anziana madre è accusato di divulgazione e detenzione di materiale pedopornografico: immagini di minori custodite nel computer e tra queste anche fotografie di bambini di appena un anno. Sarebbe lui addirittura, secondo l’accusa, il capo della rete di pedofili italiani che su una nota piattaforma di messaggistica scambiava materiale prodotto con lo sfruttamento sessuale dei minori. Gli investigatori sono arrivati a lui, al termine di complesse indagini finalizzate all’identificazione dei frequentatori di una chat pedopornografica, utilizzando anche degli agenti sotto copertura autorizzati dalla procura di Brescia.



Dopo aver raccolto su di lui molti elementi di prova la Polizia postale ha perquisito la sua abitazione. Nel corso dei controllo è stata rinvenuta e sequestrata una micro scheda di memoria, installata all’interno del suo telefonino. Vi erano memorizzati più di 700 files di materiale pedopornografico, suddiviso e catalogato tra fotografie e video. M.B. è stato quindi trasferito per la seconda volta alla Casa circondariale di Brescia. Il suo cellulare e le altre apparecchiature elettroniche in suo possesso. Al momento rimane in carcere perché ritenuto pericoloso: potrebbe anche adescare i minori e continuare nella sua attività illecita. Il 61enne era stato arrestato una prima volta il 15 ottobre scorso ma un ritardo del tribunale del Riesame ha fatto scadere i termini e il 61enne ha potuto fare ritorno a casa. Ma c’è stato poco più di una settimana, il tempo per la procura di Brescia di chiedere una nuova misura cautelare, che è stata accolta. L’uomo due giorni fa, assistito dal suo avvocato, è stato interrogato in carcere. Il giudice si è riservato di decidere. La sentenza è attesa nei primi giorni di questa settimana.

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