Mantova, tamponi rapidi fatti dai medici «Il sindaco trovi locali sicuri»

Appello dei gruppi del centrodestra di città: servirebbero in ogni quartiere, solo così si ferma il contagio

MANTOVA. Spazi appositi, possibilmente dotati di aree all’aperto, in tutti i quartieri da mettere a disposizione dei medici di famiglia e dei pediatri affinché possano effettuare i tamponi rapidi in totale sicurezza. Per loro e per i pazienti.

Lo chiedono al sindaco di Mantova Mattia Palazzi con una mozione presentata da tutta l’opposizione di centrodestra: da Pierluigi Baschieri di Forza Italia, primo firmatario, a Stefano Rossi e Lidia Bertellini di Mantova ideale, da Luca de Marchi di Fratelli d’Italia ai leghisti Andrea Gorgati, Alessandra Cappellari ed Eugenio Anceschi. «E visto che a fine gennaio sarà disponibile anche il vaccino anti-Covid – aggiunge Baschieri – quei locali serviranno ai medici anche per la sua somministrazione». La richiesta parte dall’accordo sottoscritto dalle organizzazioni sindacali dei medici di base e da quelle dei pediatri, promosso dal ministro della salute (che ritiene riguardi tutti e non solo chi l’ha firmato), con cui si impegnano ad effettuare i tamponi rapidi antigenici, in grado di garantire risultati diagnostici rapidi sull’infezione da Covid, a minor costo e senza la necessità di personale specializzato e di un laboratorio di analisi. L’unica cosa che serve è che «l’accesso agli ambulatori dei casi sospetti – si evidenzia nella mozione – deve avvenire garantendo le corrette distanze e modalità di lavoro in sicurezza».


Ecco la necessità che medici di medicina generale e pediatri abbiano a disposizione spazi idonei in cui erogare il servizio, cosa che non tutti oggi hanno. La mozione indica i luoghi che eventualmente l’amministrazione comunale potrebbe concedere: centri per anziani, spazi culturali, palestre e «altri edifici di proprietà comunale non utilizzati a causa dell’emergenza sanitaria». Tutti spazi dotati anche di aree all’aperto. In questo modo si potrebbe dare piena applicazione agli indirizzi ministeriali e regionali.

I firmatari, infatti, ricordano che la regione Lombardia, il 3 novembre scorso, con una sua delibera di giunta, ha dato la possibilità ai medici di base e ai pediatri di somministrare i tamponi antigenici rapidi (fornendoli direttamente) durante l’attività ambulatoriale, a patto che indossino «i dovuti dispositivi di protezione individuale». Il problema è che non tutti i medici dispongono di ambulatori ampi dove è possibile mantenere le distanze tra pazienti; «spesso – si sottolinea nella mozione – si trovano all’interno di condomini o comunque in spazi ridotti con locali promiscui con altre attività o persone esterne all’attività ambulatoriale».

Di qui la richiesta al sindaco Palazzi, massima autorità sanitaria nel suo Comune, di individuare locali idonei in ogni quartiere, ovviamente «d’intesa con gli stessi medici e pediatri e con l’Ats». Solo dispiegando tutte le potenzialità dell’assistenza territoriale si potrà controllare la diffusione del virus. I test antigenici rapidi fatti dai medici in ambulatorio sono un’arma importante per individuare il soggetto infetto e isolarlo, ma vanno create tutte le condizioni per utilizzarla.
 

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