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Rianimazione al completo: a Mantova tutti occupati i 27 letti

Se non ci saranno dimissioni c’è il rischio di dover trasferire i nuovi pazienti. E nel weekend pronto soccorso in tilt per i tanti ingressi dalle Rsa del Mantovano 

MANTOVA. La prima settimana di novembre erano quattordici i pazienti Covid ricoverati nei reparti di Rianimazione del Carlo Poma e dell’ospedale di Pieve di Coriano. E già da allora il direttore del dipartimento di Emergenza-Urgenza dell’Asst, Gian Paolo Castelli, aveva ipotizzato la necessità di un ampliamento dei posti letto in vista di possibili nuovi ingressi. E così è stato.

A metà mese i pazienti colpiti da coronavirus che necessitano di cure intensive sono saliti prima a venti e poi a ventidue. Era il 14 novembre, quando era suonata la prima spia d’allarme all’interno degli ospedali mantovani, visto che la soglia massima prevista nelle strutture ospedaliere che fanno capo all’Asst di Mantova è di ventisette letti di rianimazione, tetto da non oltrepassare se si vogliono mantenere almeno altri nove letti “puliti” per i casi di emergenza extra-Covid.



Nelle ultime ore la sirena si è fatta più insistente, con la saturazione completa dei tre reparti di Rianimazione Covid, due al Poma e uno Pieve di Coriano. Il totale dei pazienti è infatti arrivato a ventisette (venti a Mantova e sette all’ospedale del Destra Secchia).

Tetto raggiunto, dunque, ma del resto era nelle previsioni. I pazienti positivi sono infatti aumentati anche nelle ultime due settimane, con una crescita inferiore ai giorni precedenti. Ma l’incremento dei contagiati si trascina sempre una percentuale di ricoveri e tra questi vanno preventivati anche quelli gravi da terapia intensiva. Inoltre il turnover in Rianimazione non è come quello di altri reparti: un paziente Covid può restarci dai quindici ai venti giorni.

E adesso? In caso di nuovi arrivi non resta che il trasferimento in altri ospedali lombardi, salvo dimissioni nel giorno stesso dell’ingresso di un nuovo paziente. In caso di pazienti in via di miglioramento è possibile anche trovare un posto in Utir, la terapia semi-intensiva respiratoria. I ricoverati hanno tutti un’età compresa tra i 50 e gli 80 anni e più della metà, oltre al Covid, presenta una patologie comune: l’obesità, a volte associata anche al diabete.

«Abbiamo in cura – sottolinea uno specialista del Poma – tantissimi grandi obesi che in relazione alla loro condizione presentano un grado di rischio più elevato rispetto a un paziente con peso normale. Questi soggetti hanno difficoltà a livello respiratorio e cardiaco. Possiamo dire che attualmente pazienti sani solo con il coronavirus in rianimazione non ne abbiamo».

Nelle ultime settimane durante i colloqui che i medici del reparto fanno con i parenti dei ricoverati viene spesso richiesto il trattamento con il plasma iperimmune. È risaputo che la plasmaterapia, secondo il protocollo scritto dai medici del Carlo Poma con i colleghi dell’ospedale di Pavia, è indicata solo in un determinato stadio iniziale della malattia e non quando il paziente è già ad un livello di gravità da rianimazione. Ecco perché negli ultimi giorni la risposta dei medici ai parenti che chiedono il plasma per i loro congiunti è sempre la stessa: il paziente non rientra nel protocollo plasma e quindi la terapia non avrebbe alcuna efficacia.

Nel weekend appena trascorso è risultato saturo anche il pronto soccorso del Poma, con parecchi ingressi provenienti soprattutto dalle Rsa. Domenica almeno quattro pazienti non gravi sono stati trasferiti all’ospedale di Brescia per indisponibilità di posti letto Covid nel Mantovano. Attualmente i letti Covid allestiti al pronto soccorso del Poma sono 17. 

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