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Mantova, proposta cabina di regìa con i sindaci per condividere le scelte di Tea

La richiesta di ben 23 primi cittadini di centrodestra e civici verrà fatta mercoledì 25 novembre in assemblea. Il presidente Ghizzi: presenteremo regolamento e assetto, poi decidano loro  

MANTOVA. Mercoledì 25 novembre, durante l’assemblea di Tea, i sindaci di 23 Comuni guidati da giunte di centrodestra e civiche, faranno sentire la loro voce. Non sarà come in giugno quando salirono sull’Aventino per protestare contro i vertici della multiutility manovrati, secondo loro, dal centrosinistra.

Questa volta ci saranno e avanzeranno la loro proposta per costituire quella cabina di coordinamento che dovrebbe consentire un raccordo tra cda e Comuni soci, il luogo dove condividere le decisioni più importanti. Era l’impegno che il presidente Massimiliano Ghizzi si era preso all’indomani della protesta dei soci di centrodestra e civici: «Farò una proposta – dice alla vigilia dell’appuntamento – poi decideranno i sindaci. E proporrò anche un regolamento della cabina di regìa, in cui potrebbero entrare uno o due sindaci per ogni distretto territoriale. Chiederò solo di fare in modo che l’organismo si possa riunire tra 60-90 giorni».

I 23 Comuni (dei 55 soci) sono: Viadana, Redondesco, Magnacavallo, Borgo Virgilio, Curtatone, Ceresara, Castiglione, Casalmoro, Rodigo, Asola, San Giacomo delle Segnate, Borgocarbonara, Volta, Castelbelforte, Pegognaga, Roverbella, Sustinente, Serravalle, Acquanegra, Bagnolo, Roncoferraro, Poggio Rusco e Guidizzolo. Rispetto a cinque mesi fa non figurano più Piubega e Mariana, ma si è aggiunto Ceresara.

«La cabina di coordinamento dei Comuni con il cda – spiegano in una nota i 23 – nasce dalle numerose richieste di maggiore trasparenza, ascolto e coinvolgimento dei territori che abbiamo avanzato da tempo». Il perché è semplice: «Il controllo di Tea è nelle mani del Comune di Mantova» che ha il 72% delle quote, mentre l’azienda opera su tutta la provincia e su «settori sensibili» come rifiuti, acquedotto, fognature, illuminazione, energia: i principali servizi pubblici «gestiti da società del gruppo Tea dove le decisioni sono in mano esclusivamente ai consigli di amministrazione».

I sindaci ribelli hanno definito una proposta di regolamento per la “cabina” che illustreranno oggi in assemblea. E ne anticipano i contenuti. Innazitutto, dovrà essere rappresentativa «di tutte le aree della provincia», e dovrà avere «compiti specifici, informativi e propositivi», e gli organi aziendali dovranno essere tenuti ad «ascoltare il suo parere prima di prendere decisioni sulle strategie e sugli investimenti delle società». Se non sarà così, «sarà l’ennesimo tavolo inutile».

Tutto questo perché negli ultimi mesi «sono state fatte operazioni societarie per svariati milioni di euro senza che i soci siano stati informati». Non solo. «I bilanci non vengono consegnati ai soci che ne possono solo prendere visione in azienda; le linee guida del piano industriale non sono mai state illustrate e anche le decisioni successive all’emergenza Covid sono state adottate senza sentire preventivamente il parere dei soci». Insomma, per quei sindaci è l’ora che Tea cambi registro nei suoi rapporti con loro. Il varo della cabina di regìa è il primo passo.
 

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