«Le donne denuncino subito la violenza»

Il magistrato mantovano Martani e la psicologa Parmigiano: «Ci sono leggi per punire ma occorre intervenire presto»

MANTOVA. «Violenza sulle donne: le leggi per contrastare il fenomeno ci sono, ma la prevenzione rimane fondamentale». Vitale è il fattore tempo. Ne sono convinti Marco Martani, mantovano, avvocato generale della Procura presso la Corte d’Appello di Brescia, e la psicologa-psicoterapeuta reggiana Maria Rosaria Palmigiano. L’Onu definisce la violenza domestica e di genere un flagello mondiale: solo in Italia 110 femminicidi vengono consumati ogni anno dal partner o dall’ex.

Per rafforzare la tutela delle vittime, da poco più di un anno è entrato in vigore il cosiddetto “Codice rosso”: «Una norma – spiega Martani – che punta a velocizzare il più possibile le indagini. Polizia giudiziaria e pm sono tenuti a trattare in via prioritaria questo genere di reati». La legge introduce, poi, una nuova fattispecie di reato per chi provoca la deformazione dell’aspetto della vittima, con lesioni permanenti al viso, inasprendo di molto la pena. «Se dalle lesioni consegue la morte – nota Martani – c’è l’ergastolo»: l’imputato non può più appellarsi all’omicidio preterintenzionale.


Il rigore della legge non può però non accompagnarsi al lavoro di tipo culturale e psicologico. «I femminicidi – assicura la Palmigiano – sono tragedie evitabili. Bisogna insegnare alle donne a riconoscere i campanelli d’allarme: far capire che “possesso” non significa “amore”, che essere soggette a controlli serrati da parte del partner non è normale». In casi simili, bisogna lasciare il campo prima che sia troppo tardi: «Se il rapporto di coppia è asfittico e non lascia spazio, certi soggetti possono vivere eventuali rotture come insopportabili. Tanti femminicidi accadono in scenari di questo tipo».

Una consapevolezza nuova va costruita sin dall’età scolare e dai contesti nei quali si formano le prime relazioni, «puntando alla decostruzione degli stereotipi di genere». Una forma di violenza sempre più diffusa è il cosiddetto “revenge porn”: la diffusione di foto di nudi o atti sessuali senza il consenso della persona ritratta. La dottoressa invita tutti a non esporsi al rischio: «Il sexting, o sesso virtuale, è pericolosissimo; e il web è pieno di predatori, sovente mascherati da profili falsi, abili a suscitare ardori nella vittima di turno, spesso fragile e desiderosa di interesse». «Anche per questa nuova figura di reato – sottolinea però Martani – le pene sono severe, e vanno oltre la semplice diffamazione». Il contesto normativo lancia, insomma, un messaggio forte e chiaro alle donne vittime di maltrattamenti: «Bisogna mettere da parte le pur comprensibili remore, i timori di ritorsioni e le vane speranze nel ravvedimento del partner violento e abusante – conclude il procuratore – per rivolgersi alle forze di polizia con fiducia e tempestività. Oggi ci sono le condizioni per un intervento efficace».




 

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