Contenuto riservato agli abbonati

Mantova, dalla festa delle Caterinette di ieri una giornata per le operaie tessili di oggi 

La proposta di Maria Zuccati al presidio Corneliani e il progetto con Cgil, Filctem e Gazzetta:  nel 2021 mostra sul passato e manifestazione in città delle lavoratrici delle principali fabbriche  

MANTOVA. «Alle sartine va il merito dell’affermazione della moda italiana nel mondo»: sembra scritto oggi e invece è una delle “parole d’ordine” che a metà anni ’50 comparivano sui manifesti appesi nei locali dove il 25 novembre Mantova festeggiava le cosiddette Caterinette con serate da ballo, concorsi per l’abito più bello finalmente cucito per se stesse, proiezioni di film, momenti istituzionali. Chiamate così da Santa Caterina d’Alessandria, le Caterinette erano sartine e modiste, giovani apprendiste con quel sogno di emancipazione così ben incarnato nel martirio della loro santa protettrice.

Oggi, giorno di Santa Caterina, grazie a Maria Zuccati, alla Cgil, alla Filctem, all’archivio dell'Unione donne italiane, Mantova avrebbe dovuto e voluto ospitare di nuovo quella giornata dedicandola alle lavoratrici delle aziende tessili di oggi, alle loro battaglie, alla loro storia. Poi l’aggravarsi dei contagi e la decisione sofferta di rimandare il tutto al prossimo anno non senza trovare però un modo per celebrare lo stesso le Caterinette. Sono così nate le due pagine che la Gazzetta pubblica oggi nell'edizione cartacea e le testimonianze che seguono sono il racconto di un progetto solo rinviato, sognato in un pomeriggio d’estate davanti ai cancelli della Corneliani.


Era inizio luglio, erano i giorni roventi del presidio di via Panizza, eMaria Zuccati era là, in mezzo alle operaie Corneliani, a sostenere la loro battaglia. È iniziato tutto così. Con un sasso lanciato nel mare di una lunga vertenza, dalla mano di una donna vulcanica e appassionata, figlia di una sarta che aggiustava vestiari a domicilio, per decenni alla guida dell’Udi e oggi presidente onoraria Anpi: «Sarebbe bello ripristinare la festa delle Caterinette». Una festa come quelle che negli anni ’50 e ’60 l’Udi organizzava in onore di sartine, modiste e magliaie, simbolo di una nuova identità di donna lavoratrice che usciva almeno quel giorno dall’invisibilità di un mestiere con pochi diritti e immane fatica.

«Lo sciopero delle operaie "noi siamo la Corneliani" – spiega Maria Zuccati – è stato un’attestazione di impegno, solidarietà, coinvolgimento che ha abbracciato non solo l'intero settore, ma ha coinvolto un'intera città con le sue istituzioni. Il diritto al lavoro, la sicurezza, il ruolo delle donne in fabbrica, nei laboratori, non si discute e non si baratta. Non potevo non andare a salutare e solidarizzare con le operaie, non potevo non riandare a quel lontano passato dove le sartine, le modiste, le ricamatrici, le magliaie erano presenti in ogni comune e frazione della provincia. C'è stato un tempo che fare l'apprendistato per diventare sartina voleva dire evitare la risaia, lavori umili e malpagati nelle campagne. Tempi, storie, sacrifici che le operaie Corneliani hanno riportato alla ribalta. Come, quindi, noi riandare agli anni in cui anche a Mantova l’Udi promuoveva iniziative, balli, concorsi per omaggiare le Caterinette?».

Un sasso quello lanciato da Maria raccolto al volo quel giorno dalle Rsu Corneliani, dalla Cgil con in testa la Filctem e dalla Gazzetta. Così con Maria Zuccati, Donata Negrini e Rita Bonizzi della segreteria Cgil e il segretario generale della Filctem Cgil Michele Orezzi, pian piano ha preso forma il progetto di una manifestazione di piazza e di una mostra. «Quando direttamente dal presidio delle lavoratrici Corneliani in lotta abbiamo sostenuto e rilanciato l’idea di Maria Zuccati di ripristinare la festa delle Caterinette pensavamo ad un altro tipo di giornata – racconta Orezzi – avevamo immaginato un coinvolgimento delle istituzioni, delle principali fabbriche tessili della provincia, una mostra sul passato e a far riprendere la piazza e la scena alle lavoratici. Purtroppo la pandemia ci ha limitato in ogni direzione in cui era volata la nostra fantasia ma è tutto solo rinviato al 2021: useremo questo anno in più come rincorsa organizzativa. Siamo comunque felici che già quest’anno, grazie alla tenacia di Maria e alla disponibilità della Gazzetta, la festa delle Caterinette torni a vivere di nuovo, su queste pagine, il 25 novembre».

Un 25 novembre all’insegna della solidarietà femminile che «ha sempre svolto il ruolo di rafforzamento dell'autostima e della valorizzazione professionale» come sottolinea Rita Bonizzi: «La festa delle Caterinette, non è nata principalmente da una idea sindacale, ma fu una scelta dell'Udi – aggiunge – che, fondata dai gruppi di difesa delle donne della resistenza, dal dopoguerra fino agli anni '80 è stata la più forte associazione che ascoltava i bisogni di rappresentatività delle donne, dal diritto di voto, fino alle battaglie femministe per l'autodeterminazione, l’emancipazione e la parità dei diritti, per combattere le diseguaglianze sociali. Ora il mondo delle "sartine" è marginale, ma esistono le lavoratrici tessili, che in termini occupazionali maggiormente hanno pagato le crisi, la globalizzazione e i divari salariali, ma da sempre sono state un punto di forza solidale, hanno lottato per la difesa del posto di lavoro, non hanno mai mollato. La Cgil ha uno slogan: "Il sindacato non ti lascia sola/o" e continua per tutte le lavoratrici e le giovani donne del nuovo millennio, la lotta per il superamento del divario delle condizioni contrattuali, occupazionali, sociali e professionali tuttora esistenti».



Anche la singolare coincidenza di data con la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne «può rivelarsi illuminante – fa notare Donata Negrini – i 40 anni di distanza temporale, e quindi generazionale, fra le due ricorrenze hanno assistito al moltiplicarsi di pratiche femministe che sono andate oltre la rivendicazione di parità ed emancipazione per le donne. Autocoscienza, libertà sessuale, genealogia al femminile, autodeterminazione sono diventate nuove traiettorie di azione, individuale e collettiva, delle donne, per demolire le gabbie del simbolico maschile e della violenza del patriarcato». In questo senso «l’immagine della Caterinetta, giovane donna libera che indossa il vestito più bello cucito da sola per se stessa, restituisce la forza di una consapevolezza che è prima di tutto saper essere indipendente e saper fare bene il proprio lavoro, proiettandosi nel futuro. Il vero antidoto alla violenza maschile è la continua riaffermazione di questi diritti inviolabili».

(Le riproduzioni di fotografie e locandine dell'epoca sono state fornite dall'Archivio Udi Comitato provinciale di Mantova, 1948-1995, che si trova presso la sala “Valentina Braglia” del Centro culturale “Livia Bottardi Milani” nel Comune di Pegognaga. Un grazie speciale ad Angelica Bertellini, storica e operatrice del centro culturale Livia Bottardi Milani, dove, in particolare, si prende cura degli archivi del Novecento)

La guida allo shopping del Gruppo Gedi