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Pronto soccorso di Mantova in allarme, troppi pazienti dalle Rsa

La direzione scrive alla Regione: «Servono letti, ma non all’interno del Poma». La soluzione: posti per sub acuti sul territorio. Il problema è che non bastano

Roberto Bo
2 minuti di lettura

MANTOVA.  Lo scorso weekend per il pronto soccorso dell’ospedale di Mantova è stato un fine settimana di superlavoro per l’arrivo di tanti pazienti positivi provenienti dalle Rsa del territorio.

Il reparto dell’emergenza è stato saturo per almeno due giorni e in alcuni casi si è dovuto procedere al trasferimento di anziani non gravi malati di coronavirus all’ospedale di Brescia. Una situazione di allarme, viste le difficoltà di ricovero nelle unità operative a bassa intensità di cura del Carlo Poma , che ha indotto i vertici dell’Asst di Mantova a inviare alla Regione una nota con la quale si richiede la necessità di attivare altri letti dedicati ai pazienti provenienti dalle Rsa ma non all’interno dei presidi ospedalieri per acuti e quindi non al Poma. È vero che le Rsa che risultano ormai sature di ospiti positivi al tampone potrebbero destinare i loro anziani nei posti letto per sub acuti, ma è altrettanto vero che sul territorio provinciale questi letti non sono sufficienti per fare fronte all’ingente domanda di questi giorni.

TAMPONI
È finalmente arrivata al Poma la nuova apparecchiatura che consentirà di aumentare il numero dei tamponi processati all’ospedale di Mantova ed è iniziata la formazione del personale. L’Asst ritiene di poter eseguire la processazione di 100 tamponi al mattino e 100 al pomeriggio, mantenendo una quota anche per l’ospedale di Suzzara che fin dall’inizio offre la sua collaborazione. Sono in consegna anche i test rapidi con il relativo lettore che saranno destinati alla sala parto, all’Oncologia e al pronto soccorso, 13mila tamponi per le scuole e test antigenici a lettura visiva per il dipartimento di salute mentale.

OSPEDALE DI CASTIGLIONE
In queste ultime due settimane l’ospedale San Pellegrino di Castiglione delle Stiviere ha continuato a ricevere pazienti Covid inviati anche dal 118 che non potevano essere assistiti al pronto soccorso di Mantova per mancanza di letti. La direzione del Poma ritiene questo aspetto preoccupante, perché il San Pellegrino è stato inserito nella rete chirurgica provinciale degli ospedali privati che daranno una mano all’ospedale pubblico per smaltire gli interventi programmati. Se questa situazione dovesse perdurare c’è il rischio che il presidio di Castiglione non possa più garantire l’attività chirurgica, a meno che non si trovino altre strutture su cui dirottare i pazienti Covid. Una soluzione che consentirebbe di assicurare l’attività chirurgica alla Asst . Tra l’altro gli ospedali di Castiglione e Volta Mantovana, che fanno entrambi parte del gruppo Mantova Salus di Guerrino Nicchio, hanno messo a disposizione complessivamente una trentina di posti letto riservati ai pazienti Covid.

MEDICI
Le direzioni dei tre presidi dell’Asst, Mantova, Pieve e Asola-Bozzolo predisponendo il trasferimento temporaneo nei pronto soccorso, per la gestione dei pazienti in codice bianco o verde, e nei reparti Covid di tutti i medici non attualmente impegnati nelle attività ordinarie a causa della chiusura dei letti o delle attività non Covid.




 

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