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Nuova ala della Rsa non certificata: a Suzzara parte la causa per danni

Dopo i sopralluoghi, il nuovo cda chiede 2 milioni di euro a costruttori e tecnici. Ok all’adeguamento: la Boni ha 5 anni di tempo per adempiere, pena la chiusura

SUZZARA. L'attuale cda della Fondazione Boni, presieduto da Luca Talarico, dopo aver preso coscienza della situazione debitoria e dei problemi ancora in essere relativi alla Rsa2, ha deciso di cambiare strategia e intentare una causa civile “praticabile” per ottenere un risarcimento danni ipotizzato in circa due milioni di euro per le mancate certificazioni. Per questo è stato incaricato un nuovo studio legale di Castiglione delle Stiviere che ha il compito di studiare la documentazione.

Si apre così una seconda fase dell'iter iniziato dal vecchio cda presieduto dall'ex presidente Dante Andrao, che, prima di esaurire il suo mandato, ha voluto fare chiarezza circa le presunte responsabilità dei professionisti che hanno consegnato la struttura denominata Rsa2, gravata da grosse lacune, emerse nel corso di numerosi sopralluoghi da parte dei membri dello stesso cda dal 2015 ad oggi.

È stato stilato un rapporto con tutto quello che l'ex cda ha dovuto fare per evitare non solo la revoca dell'accreditamento, ma anche la chiusura della nuova ala e, forse, anche di tutta la casa di riposo, col rischio di mandare a casa i dipendenti oltre a restituire alle famiglie gli ospiti. Per questo sono stati investiti 145mila euro per redigere un nuovo progetto, incaricare un team di avvocati di Reggiolo (Reggio Emilia) e un consulente tecnico.

I progetti sono stati approvati e ora la Fondazione Boni ha 5 anni di tempo per portare a termine le opere per mettersi in regola. Restano le carenze relative alle norme antincendio che non avrebbero dovuto esserci in una struttura costruita e consegnata nel 2011.

Il nuovo Cda, come ha confermato il presidente Talarico, «sta lavorando per ottenere tutte le certificazioni» comprese quelle dei materiali utilizzati per costruire la struttura, come nel caso del “materassino di silicati”. Quando è stata costruita la nuova Rsa 2 c'erano norme stringenti che con gli anni sono cambiate diventando meno vincolanti. La pandemia ha sicuramente peggiorato la situazione debitoria, che oggi supera i 6 milioni di euro, perché nel frattempo ci sono meno ingressi e nella Rsa2, tra l'altro non accreditata, ci sono pochi letti occupati. 

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