Mantova, le scuole di musica e le tante note stonate: dodici istituti chiedono chiarezza

La chiusura a marzo, la ripartenza a settembre e poi il nuovo stop. «La nostra disciplina è cultura». Oggi la didattica è solo online

MANTOVA. «Attraverso il giornale della nostra città vogliamo esprimere le difficoltà che stanno vivendo le scuole di musica di Mantova e provincia e avere una voce in questo momento così particolare, denso di preoccupazione e disagi». Una lettera-appello per chiedere un confronto e un dialogo con le istituzioni, in modo da condividere le difficoltà della situazione attuale. Ordinanze e Dpcm legati all'emergenza Covid hanno segnato un 2020 non facile per le scuole di musica. La chiusura a inizio marzo, con la riapertura avvenuta solo a fine maggio. In estate l'organizzazione di qualche evento e concerto nel rispetto della normativa di sicurezza. La ripartenza con entusiasmo dei corsi in presenza a settembre. E poi, a inizio novembre, il nuovo stop. Da qui, un appello per chiedere chiarezza. Senza intenti polemici e nella piena consapevolezza dell'emergenza sanitaria in atto.

La firma in calce alla lettera è di dodici delle realtà più importanti della provincia. Tre hanno sede in città: Consonanze Alfabetamusica, MusicaNuova-Nuova Scuola di Musica e Accademia delle Arti. Le altre in provincia: Fondazione scuola di musica Oltrepò Mantovano, Associazione musicale Polironiana di San Benedetto Po, Fondazione scuola di arti e mestieri "Bertazzoni" di Suzzara, MMI di Castellucchio, Accademia 4Accordi di Levata e Borgo Virgilio, “Moro” Ars Musica di Viadana, “Goitre” di Castellucchio, Art&Life 2SideMusic di Porto e Sonum Music School di Borgo Virgilio. Un gruppo nato su WhatsApp dopo il primo lockdown per condividere idee, capire come ripartire, interpretare nuove regole e norme. Uno spazio aperto anche ad altre realtà impegnate nella didattica musicale desiderose di dare un contributo.

«La cultura è il mezzo attraverso il quale si formano le coscienze, si creano i cittadini del futuro, si sviluppa il pensiero critico – spiegano –. E le scuole di musica sono parte attiva di questo processo. Lo studio della musica è ancora considerato superfluo, puro intrattenimento. Si dimentica il peso che questa disciplina ha nello sviluppo culturale delle persone, ci si scorda chi lavora di e con questa arte. Sono stati riconosciuti alla musica molti effetti educativi: lo sviluppo del pensiero critico e dell'immaginazione, la valorizzazione della creatività, l’attivazione di meccanismi di cooperazione e di socializzazione, lo sviluppo delle capacità comunicativo-relazionali, del senso di appartenenza ad una comunità, l’interazione tra culture diverse. La musica educa all’espressione e alla comunicazione, aiuta a capire la propria tradizione culturale, facilita l’instaurarsi di relazioni interpersonali e di gruppo, sviluppa una sensibilità e personalità artistica, aiuta l’autonomia di giudizio e il livello di fruizione estetica del patrimonio culturale».

Le scuole, per la maggior parte organizzate in associazioni culturali, hanno fatto enormi sacrifici per poter continuare a svolgere la didattica. Didattica che al momento si è spostata online, dove però non mancano le difficoltà. A partire dai limiti legati a problemi di linea, in particolare per gli allievi che abitano in zone dove la connessione non è ottimale. Senza dimenticare che l’empatia che si crea in una lezione in presenza non è riproducibile online.

«La media degli iscritti per scuola è sempre intorno ai 150-200 per ogni anno scolastico, con 20-30 collaboratori insegnanti. Senza contare musicisti, insegnanti, semplici fruitori, tutte le persone che gravitano nelle associazioni per le attività e i progetti che ognuno organizza in diversi periodi dell'anno: workshop, seminari, concerti, attività collettive. Adesso tutti sospesi. Bisogna tenere in considerazione anche le tante spese che devono essere sostenute per le sedi, alle quali si sono aggiunte quelle legate alla prevenzione dal contagio da Covid». Ed ecco che arriva l’appello. «Speriamo che nei prossimi giorni i numeri dell'emergenza possano cambiare, così da avere maggiori possibilità di ripresa. Ma non potendo escludere prolungamenti delle misure restrittive, chiediamo un confronto con le istituzioni, una condivisione di questa situazione».

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