Mantova, vaccini antinfluenzali introvabili: a metà dicembre la nuova fornitura 

Federfarma: «Errori a più livelli, dal Ministero alla Regione». Chi non è over 65 o a rischio non può nemmeno comprarlo

MANTOVA. I vaccini antinfluenzali, nel Mantovano, sono al momento introvabili. Le scorte fatte dai medici di base con l’ultima infornata di dosi disposta dall’Ats Val Padana per le farmacie, in questa catena di distribuzione blindata e riservata alle persone over 65 o considerate a rischio, sono finite. Il nuovo contingente di vaccini atteso per questi giorni (si parla di ventimila dosi, ma nessuno sa con certezza quante saranno) non è arrivato. Se ne riparla a dicembre: forse il 10, forse il 15.

Per fortuna l’apice della diffusione del virus influenzale non è ancora giunto. Ma resta il fatto che una parte di anziani e pazienti a rischio non è stata ancora coperta. Tenendo conto che il vaccino diventa attivo, una volta iniettato, dopo 15 giorni, significa che se le forniture seguiranno i tempi previsti, la copertura di tutti i soggetti a rischio sarà completata alla fine dell’anno.


E tutti gli altri? «Non vorrei essere troppo pessimista, ma se si ha meno di 65 anni e nessuna patologia cronica classificabile come “a rischio” dubito che quest’anno si possa fare la vaccinazione. Perché proprio non ci sono vaccini al di fuori di quelli forniti ai medici e pure quelli, come evidente, vengono distribuiti a contingenti e con tempistiche inadeguate» spiega il presidente dell’Ordine dei farmacisti, Giuseppe Fornasa.

Cosa significa? Significa che l’obiettivo della campagna per le vaccinazioni di massa allo scopo di limitare la pressione esercitata sulle strutture sanitarie da persone con sintomi Covid ma dovuti all’influenza non verrà raggiunto. Buona parte della popolazione non potrà vaccinarsi.

«Il sistema ha mostrato di essere inefficiente a più livelli – dice Marco Cavarocchi, presidente di Federfarma – la prima valutazione sbagliata è stata del Ministero che ha fissato in 18 milioni il numero di vaccini da acquistare. Una quantità insufficiente e Federfarma lo aveva detto subito. Ma anche la Regione ha fatto degli errori nelle aste per l’acquisizione dei vaccini. In un momento in cui i Paesi di tutto il mondo si sono affrettati a prenotare i vaccini, dalla Regione è partita un’offerta di valore inferiore a quella dello scorso anno. Per questo motivo i vaccini sono arrivati in ritardo. La Regione ha dichiarato che il 15% dei vaccini sarebbe stato riservato alle farmacie per la libera vendita. Abbiamo calcolato che ogni farmacia ne riceverebbe una quindicina. Pochissimi».

Il fabbisogno stimato per questa campagna vaccinale è stato incrementato di circa due volte rispetto allo scorso anno e dal 26 ottobre al 13 novembre Ats ha distribuito ai medici circa 25.800 dosi. Dal 16 novembre, inoltre, i medici potevano ordinare altre 47.800 dosi da ritirare dal 18.

«Personalmente ho ricevuto 220 dosi, il doppio di quelle che ho fatto l’anno scorso – dice il presidente dell’Ordine dei medici, Stefano Bernardelli – insomma, un aumento significativo. Il problema è che tra i miei pazienti avevo individuato 300 destinatari. Ne mancano 80 e li ho richiesti all’Ats. Spero arrivino tutti. Purtroppo ai pazienti a cui avevo fissato l’appuntamento in questo periodo ho dovuto rimandare. Non ci sono più vaccini. E contrariamente agli anni passati, non è più possibile acquistarlo in farmacia. Chi non rientra nelle fasce a rischio, difficilmente potrà vaccinarsi».
 

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