Freddo e nebbia non fermano i ragazzi «Vogliamo rientrare in classe in sicurezza»

Il secondo venerdì della protesta simbolica degli studenti Giorgio è l’unico davanti al Belfiore: «Stavolta ho una coperta» 

LA PROTESTA

I numeri crescono. Il secondo venerdì di mobilitazione di studenti, genitori e insegnanti, impegnati nella richiesta di uno stop alla didattica a distanza e a un ritorno nelle classi in sicurezza, ha visto una partecipazione maggiore rispetto al debutto di sette giorni prima. Il passaparola funziona, con ragazzi e ragazze pronti a dare manforte ai compagni che si sono mossi per primi. Ed ecco che marciapiedi, piazze e cortili si animano sempre di più di studenti, impegnati a seguire le lezioni all'aperto con tablet e smartphone.


«Venerdì scorso i ragazzi qui erano cinque, oggi sono 18 - spiegava ieri mattina davanti al classico Virgilio, Alessandro Paccagnini, tra i promotori di Scuole aperte - Stesso discorso per le medie. In più si sono aggiunti anche gli studenti di un'altra scuola, l'Isabella d'Este. L'iniziativa proseguirà anche i prossimi venerdì, fino a Natale». Mentre parla, i ragazzi seguono la lezione seduti sulle panchine all'ombra della statua di Dante. I numeri in crescita sono confermati dal fatto che, per evitare assembramenti, alcuni scelgono di posizionarsi sul vicino marciapiede. «La didattica a distanza non è salutare dal punto di vista psicologico- commenta Filippo, del secondo anno - La voce si sta spargendo. Noi vogliamo tornare a scuola in sicurezza. Quindi speriamo che vengano messe in atto tutte le azioni che ci permettano di tornare in classe a gennaio».

Sulla stessa lunghezza d'onda l'amico Alberto. «In tanti hanno difficoltà a seguire le lezioni a distanza - aggiunge - Ci sono problemi di connessione per chi vive in paesi o frazioni dove le linee non sono ottimali. Questo crea delle differenze. Invece l'istruzione, che è un diritto, deve essere ugualitaria e tutti devono avere le stesse possibilità. A casa questa mattina faceva di sicuro più caldo, ma credo sia importante essere qui per una causa giusta». Lo scenario è simile in altri angoli della città. Alla Bertazzolo, dopo il divieto dello scorso venerdì, i ragazzi sono stati fatti entrare nel cortile e sono stati messi banchi a loro disposizione. In aumento anche i presenti alla Sacchi, impegnati a studiare su tavoli e panchine del giardino. Presidi sono andati in scena anche all'Alberti e al Fermi, mentre via Tasso ha visto il presidio legato al comitato Priorità alla scuola.

Come sette giorni prima, Giorgio, studente del terzo anno, è stato l'unico a fare lezioni davanti al liceo scientifico Belfiore. La panchina di viale Risorgimento è ormai per lui un secondo banco. «Sono qui per dare un segno - spiega - per far capire che noi teniamo al nostro futuro. Ho cercato di coinvolgere altri compagni, per ora senza risultati. Oggi mi sono organizzato meglio, mi sono ricordato di portare una coperta». Al suo fianco Graziella Bonomi, tra i promotori. «Non chiediamo un rientro domani - le sue parole - Chiediamo che si lavori per risolvere i temi chiave, a partire dai trasporti». —



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