Mantova, come svuotare i bus: la didattica a distanza alle superiori si farà per metà

Alle superiori resta incerta la data della riapertura. Secondo i presidi è impossibile scaglionare ulteriormente gli ingressi

MANTOVA. Non torneranno a scuola domani (lunedì 30 novembre) come i loro compagni più piccoli delle medie. Gli studenti delle scuole superiori non sanno ancora con certezza quando potranno chiudere il portatile di casa utilizzato per la didattica a distanza e rientrare nelle aule e nei laboratori dei loro istituti. Che questo avvenga prima delle vacanze di Natale, come vorrebbe il ministro Azzolina, o il 7 gennaio come invece chiedono con forza i presidenti delle Regioni (e questa sembra essere lo scenario più probabile) devono sapere che non sarà come prima. Perché il problema principale a cui non si è mai riusciti a dare una risposta razionale, vale a dire gli assembramenti sui mezzi di trasporto pubblico e nelle fermate, è ancora presente.

La soluzione che si profila, nelle scuole superiori mantovane (e non solo) è di prevedere un ritorno in aula per il 50% degli studenti. L’altra metà di ragazze e ragazzi resteranno a casa a seguire le lezioni in diretta sui portali delle scuole.



La scorsa settimana si sono tenute alcune riunioni a cui hanno preso parte, tra gli altri, il provveditore, l’agenzia regionale trasporti, La Provincia i rappresentanti dei presidi e Apam. Una cosa è apparsa evidente: se domani si riaprissero le superiori si avrebbero gli stessi problemi riscontrati nelle prime settimane dell’anno scolastico. Perché i numeri non cambiano: gli studenti pendolari che raggiungono la città ogni mattina sui mezzi Apam sono circa diecimila.

L’azienda ha chiesto, ancora una volta, di prevedere ingressi scaglionati nelle scuole: ad esempio otto e dieci del mattino. Secondo le scuole si tratta di un provvedimento non fattibile. I dirigenti, però, applicheranno la didattica a distanza al 50% (ovviamente a rotazione) per ridurre drasticamente il numero di studenti sui pullman (e sui treni). Apam ha anche richiesto agli istituti di fornire la composizione per residenza dei propri studenti, per poter studiare i flussi e adeguare le corse alle effettive necessità.



Lo aveva richiesto anche la scorsa estate, ma solo pochi istituti hanno fornito i dati richiesti. «L’applicazione delle didattica a distanza al 50% è sembrata quella più consona – spiega Francesca Zaltieri, consigliere provinciale delegato alla scuola – l’Agenzia dei trasporti ha riferito che il governo ha messo a disposizione 300 milioni, ma acquistare più pullman richiede tempi lunghi. Come pure il ricorso ai pullman privati, che è nelle previsioni, potrà coprire solo il 15% del fabbisogno».


 

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