Mantova: quando il sesso diventa ricatto, boom di denunce per porno-vendetta

Video hot sul telefonino del fratello della ex che l’ha lasciato. E i genitori chiedono aiuto per la figlia dileggiata dagli amici

MANTOVA. L’incubo è cominciato con il beep della notifica sul cellulare di suo fratello. Compare un video: lei e il fidanzato, diventato ex, in momenti intimi, in giochi di sesso di quello che era il loro universo privato. Momenti tutti loro, condivisi, che l’ex, incarognito per essere stato scaricato, incapace di accettare un civilissimo “basta”, ha deciso di mettere in piazza. «Guarda che bei lavoretti che sa fare la tua sorellina»: questa una delle didascalie di accompagnamento dei video inviati a quello che, secondo lui, avrebbe dovuto diventare cognato.

Imbarazzo, panico. Poi, infine e finalmente, sana rabbia, che ha indotto la ragazza, sostenuta dal fratello, a sporgere denuncia. Revenge porn, si chiama: un nome straniero ma dal contenuto inequivocabile. Il sesso, in tutte le due declinazioni usato come arma di ricatto verso chi non ti vuole più.


Quella di Sara (il nome ovviamente è di fantasia) è una delle quattro denunce arrivate all’anticrimine della questura di Mantova quest’anno, dopo l’introduzione del reato con la legge dell’agosto scorso sul codice rosso a tutela delle vittime di violenza domestica e di genere. Denunce presentate tutte da donne, di diversa età, di diversa estrazione sociale, con storie differenti alle spalle, ma con un’unica filigrana sotto: tenute sotto scacco, minacciate, ricattate da fidanzati, ex fidanzati, compagni. «La relazione di Sara con il giovane sembrava essersi chiusa senza tragedie, ma poi lui si è vendicato coinvolgendo il fratello. Una vigliaccata» è il commento allibito di un investigatore.

Ne ha incontrati altri, qualcuno anche l’anno scorso, di questi uomini senza nerbo, che si sentono umiliati per un no. Per una storia che finisce, per la vita che non va come hanno deciso loro. E non riescono a fare altro che trasformare atti d’amore, giochi condivisi tra adulti, in immondizia da ostentare. Un altro, che dal punto di vista anagrafico la maturità avrebbe dovuto averla raggiunta da un pezzo, non ha digerito la fine della storia con una coetanea durata soltanto qualche mese, peraltro.

Mesi in cui, di comune accordo, entrambi si erano scattati foto intime. Che tali dovevano restare. Prima ha cominciato a supplicarla di tornare con lui, poi è passato alle minacce velate. Infine, per renderle più credibili, le ha mandato foto che la mostrano in atteggiamenti da camera da letto. «Non conosceva la legge: perché già mandarle a lei è un reato» spiega il poliziotto.

Un’altra denuncia è arrivata dai genitori di una ragazzina, tenuta in scacco dal fidanzatino che si è tolto il costume da principe azzurro per indossare quello di Barbablù: le foto che lei gli mandava per alimentare la loro complicità, senza minimamente manifestare l’intenzione che il ragazzo le divulgasse fuori dal talamo virtuale di coppia, sono diventate oggetto dei commenti tra gli amici.

«Il revenge porn è un reato particolarmente odioso» tiene a dire il questore, Paolo Sartori, che sottolinea come possa avere dei risvolti particolarmente gravi nel contesto sociale in cui vivono le vittime».

Infatti, nonostante il numero complessivo delle indagini per revenge porn in Italia quest’anno sia molto alto, 718, con il primato della Lombardia il dato non tiene conto di un sommerso enorme per una paura e una resistenza alla denuncia ancora dure da vincere tra le donne. Faticano a sentirsi realmente parti lese. Come se questi uomini avessero graffiato la loro dignità. Come se dovessero vergognarsi loro.

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