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L'affondo di Fava: «Molto grave che anche Gozzi abbia votato in consiglio comunale»

«Un’altra brutta pagina per la distratta comunità rivierasca che rischia di diventare un precedente assai antipatico».

GIANNI FAVA
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VIADANA. Sul caso Gozzi interviene anche l'ex deputato e assessore regionale leghista, Gianni Fava. Ecco la lettera indirizzata alla Gazzetta: «Ho letto con un certo stupore la notizia che a Viadana il consiglio comunale abbia la approvato l’ordine del giorno delle minoranze sulla incompatibilità a consigliere di Pietrangelo Gozzi, esponente di punta di Fratelli d’Italia nella maggioranza di destra che governa la città. A sorprendermi in modo molto sgradevole però non è stata la notizia che a Viadana non ci sia una maggioranza e che sia bastato il primo voto segreto della legislatura per farlo capire a tutti in modo plastico. Quello si sapeva. Tutti sanno benissimo che questo gruppetto che governa la città, frutto di un voto romantico, non ha nulla al proprio interno che tenga tutti insieme, tranne la malcelata volontà di gestire un piccolo potere locale.

La cosa che mi ha fatto venire i brividi è che il signor Pietrangelo Gozzi sia attualmente il presidente del consiglio comunale. E che nonostante questo, abbia addirittura partecipato al voto che lo riguardava in prima persona. Una cosa di una gravità assoluta dal mio punto di vista. Il presidente del consiglio per sua natura dovrebbe essere il garante super partes che vigila sul regolare svolgimento dello stesso e sul rispetto delle regole. Ma a Viadana ormai non esistono più regole. Passi che questa aggregazione di improvvisati stia faticando a prender possesso di una macchina complessa e purtroppo sgangherata come quella comunale, ma che anche questa grossolana svista venga derubricata ad errore veniale da parte di alcuni giovani ed inesperti proprio non riesco a digerirlo.

Badate bene che si votava su una questione per nulla risibile o pretestuosa. Le opposizioni hanno contestato a Gozzi l’ineleggibilità a consigliere comunale in quanto membro del cda della Fondazione. Circostanza che se fosse confermata non ne avrebbe permesso l’elezione nemmeno in consiglio. Figuriamoci alla presidenza! Ma l’ineffabile presidente non solo non ha fatto una piega, ma pare non si sia scomposto nemmeno a fronte del voto contro di parte della propria maggioranza.

Anzi, egli stesso si è sentito in diritto di votare in barba ai dettami del testo unico sugli enti locali e soprattutto in spregio alle più elementari regole di buon gusto democratico. Ciononostante è riuscito ad andare sotto, rendendo inutile il proprio voto, che ritengo scorretto a prescindere da tutto. Un’altra brutta pagina per la distratta comunità rivierasca che rischia di diventare un precedente assai antipatico». 


 

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