L’intervista al manager pro-gest: «Vinte le resistenze e le lungaggini, così siamo riusciti ad aprire la cartiera»

Il procuratore speciale del gruppo, Carmine Damiano, ripercorre le tappe della vicenda: «È stata una sfida»

MANTOVA. Con alle spalle una lunga carriera tanto nella pubblica amministrazione, che lo ha visto oltre che questore anche guidare operazioni di polizia come quelle che portarono all’arresto di Toni Negri e Felice Maniero e partecipare alle indagini per l’omicidio Moro, quanto poi in società private, dal 2019 procuratore speciale del gruppo Pro-Gest, Carmine Damiano è stato uno degli artefici dello sblocco che ha portato al riavvio della cartiera di Mantova.

Soddisfatto?


«È stata un’esperienza gratificante e desidero innanzitutto ringraziare la famiglia Zago per la fiducia accordatami coinvolgendomi in un progetto tanto importante quanto delicato. Pur essendo consapevole della complessità della situazione da affrontare, ho accettato l’incarico e la sfida, perché di sfida si tratta. Ero stimolato comunque dal fatto di poter guidare un team di validissimi professionisti, sia di materie giuridiche che tecniche e con cui si è lavorato in piena armonia, di poter ricucire i rapporti con le autorità, ma soprattutto di stimolare la fiducia dei cittadini di Mantova su uno dei più importanti progetti industriali del settore degli ultimi cinquant’anni».

Quali le difficoltà?

«Se difficoltà ci sono state, questo è avvenuto solo nella prima fase, quando onestamente abbiamo avuto anche la sensazione di non farcela o di arrivare troppo tardi all’obiettivo, anche per l’arrivo della pandemia. Le prime sedute della Conferenza di servizi si sono svolte in un clima di tensioni, nervosismo, eccessiva cautela e apprensione per il travagliato e complesso procedimento amministrativo sul quale si erano anche riverberati gli interventi dell’autorità giudiziaria».

E poi?

«Poi, a fronte di alcune resistenze, credo che Pro-Gest ha saputo dare un forte segnale di serietà, di credibilità, di trasparenza, di disponibilità e rispetto verso le istituzioni e la città. Riponendo anche piena fiducia nell’autorità giudiziaria, che con l’archiviazione di molte contestazioni, ha saputo valutare la reale portata dei fatti, l’intero team ha iniziato un grande lavoro per mettere a punto una strategia orientata alla soluzione di tutti i problemi che erano insorti e finalizzata all’approvazione del raddoppio della produzione. Anche con il termovalorizzatore, a cui la società ha rinunciato, che resta un progetto fortemente credibile che coniuga perfettamente le esigenze della salute ed il rispetto dell’ambiente con quello del lavoro e dello sviluppo industriale».



Ci sono stati secondo lei ritardi?

«Per la verità la matassa era estremamente complessa, ma a fronte di alcune resistenze e lungaggini burocratiche e alla iniziale mancanza di un efficace raccordo tra enti, per ben due volte ha dovuto intervenire, pur senza entrare nel merito, il prefetto e gli interventi sono stati di estrema efficacia se non risolutivi. Ad onor del vero va evidenziato che il problema della semplificazione amministrativa è fortemente sentito in tutto il Paese, perché le lungaggini burocratiche mal si conciliano che le esigenze del lavoro, dell’impresa e dello sviluppo».

Si è arrivati comunque al traguardo.

«Soprattutto con il prezioso sostegno dei lavoratori e con il coraggio di chi ha sostenuto un importante investimento, è stata appena messo in esercizio un impianto ultra moderno, che non ha pari in Europa che a regime impiegherà 150 addetti e oltre 500 lavoratori nell’indotto. Un concreto esempio di economia circolare, un importante traguardo per lo sviluppo sostenibile, un successo per la città di Mantova». —


 

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