La corsa bis degli angeli del 118 di Mantova: «Seconda ondata subdola»

Il primario Parogni: «A marzo fu uno tsunami, questa è cresciuta lentamente». È cambiato tutto: prima interventi solo Covid, oggi il 60% sono altre patologie 

MANTOVA. Sono tornati in pista, anzi in realtà non hanno mai abbandonato tute, caschi e altre protezioni anti-Covid e ambulanze e automediche hanno continuato a circolare per le strade mantovane e anche fuori provincia.

Sono gli operatori del 118 di Mantova: 72 tra medici, infermieri e autisti dell’Areu regionale e circa 800 in forza alle associazioni di pubblica assistenza del territorio che fanno parte della rete dell’emergenza provinciale. Da nove mesi in prima linea per combattere il coronavirus. A guidarli il responsabile della centrale operativa di Mantova, Pier Paolo Parogni.


Dottore, quali differenze rispetto alla prima ondata?

«L’andamento della seconda ondata è stato del tutto diverso. La prima era esplosa tutta insieme come uno tsunami, la seconda è stata un crescendo moderato che però ci ha ingannato, perché non pensavamo che potesse arrivare a questi numeri».

Andamento della vostra attività giornaliera tra Covid e non Covid?

«Oggi abbiamo meno attività Covid rispetto alla prima ondata. Il piccolo si riscontra tra le 11 e le 16. Oggi la prevalenza delle nostre uscite è non Covid, con un 60% rispetto a un 40% Covid. Mentre prima era quasi tutto Covid, con un 90% contro un 10% non Covid».



Come vi siete organizzati?

«Ai primi di ottobre prima dell’avvio dei provvedimenti più restrittivi avevamo già messo in campo i mezzi aggiuntivi Covid. A livello regionale nella zona di Milano Areu ha dovuto mettere in campo qualcosa come 100 mezzi in più. Da noi solo due mezzi aggiuntivi perché il nostro territorio rispetto al Milanese ha visto meno contagi, anche se si è creato un surplus di attività per i pronto soccorso. Complessivamente abbiamo percorso meno chilometri rispetto alla prima ondata, ma i tempi di attesa al pronto soccorso si sono allungati anche per i pazienti non Covid. Le due attività di sono sovrapposte e si è creato sovraffollamento agli ingressi del pronto soccorso, con pazienti che hanno atteso anche più di un’ora prima dello sbarellamento. Qualche situazione di emergenza c’è stata perché i pazienti in camera calda avevano carenza di ossigeno».

Avete personale sufficiente?

«Numericamente siamo lo stesso numero della prima ondata, ma abbiamo avuto diversi colleghi del 118 positivi. Sette hanno contratto il virus, a marzo e aprile nessuno. Di questi sette, da quanto siamo riusciti a ricostruire, cinque sono contagi esterni all’ambito lavorativo e due invece interni. Ripeto, questa è stata un’ondata subdola, cresciuta lentamente che non ci ha dato modo di accorgerci di come si sia diffusa».

Avete notato un decremente di alcune patologie non Covid in quest’ultimo mese?

«I traumi da incidente sono calati, del resto la gente circola meno. Sono diminuiti anche gli infarti e gli ictus, rientrati numericamente nella norma. La spiegazione è semplice: questa volta la gente si è fatta portare in ospedale alle prime avvisaglie, prima no».

Avete portato molti pazienti dal Milanese a Mantova?

«Abbiamo dovuto fare fronte anche a questa attività di trasporto di pazienti da quell’area verso gli ospedali mantovani, non solo in terapia intensiva ma anche alcuni codici verdi. Ricordo almeno cinque pazienti in verde dal Milanese».




 

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