Mantova, la Rianimazione del Poma respira: sette ricoverati in meno

In pochi giorni nelle tre sezioni di terapia intensiva si è passati da 27 a 20 pazienti. Un medico intensivista: «Un raggio di sole». E ieri altri 199 nuovi positivi

MANTOVA. «Un raggio di sole». Così ieri mattina (sabato 28 novembre) si è espresso un medico intensivista del Poma nel dare notizia che i ricoverati in Rianimazione erano in calo. Del resto, l’allarme era scattato solo una settimana fa, quando le tre sezioni di Rianimazione di Mantova e Pieve di Coriano erano risultate sature. Ventisette pazienti, venti a Mantova e sette a Pieve, all’inizio della scorsa settimana volevano dire una sola cosa: nessun posto per un eventuale 28esimo ingresso e quindi, in caso di necessità, si sarebbe dovuto optare per il trasferimento in un altro ospedale fuori dal territorio provinciale.

Fortunatamente nel giro di 48 ore la situazione è cambiata e il calo dei ricoveri nelle terapie intensive registrato a livello nazionale ha avuto ripercussioni positive anche a Mantova. Ieri i ricoverati nelle tre sezioni di Rianimazione erano in tutto venti. Sette in meno rispetto a lunedì significa una riduzione di oltre il 25%, un calo che oltre a rappresentare una nuova disponibilità di letti porta con sé anche una minor tensione del personale che da mesi opera ininterrottamente a stretto contatto con i malati gravi. Tre pazienti milanesi sono tornati negli ospedali della loro zona di residenza e un quarto è stato trasferito in Utir, l’unità di terapia subintensiva respiratoria, dove tra l’altro da ieri, dopo parecchi giorni, si registra un letto libero. Intanto nelle ultime 24 ore nel Mantovano ci sono stati quattro decessi per Covid e i nuovi positivi sono 199.



Negli ultimi tre giorni in Rianimazione sono entrati due pazienti mantovani: uno di Viadana e l’altro di Mantova. La prima settimana di novembre erano 14 i pazienti Covid ricoverati nei reparti di Rianimazione del Carlo Poma e dell’ospedale di Pieve di Coriano. E già da allora il direttore del dipartimento di Emergenza-Urgenza Gian Paolo Castelli, aveva ipotizzato la necessità di un ampliamento dei posti letto in vista di possibili nuovi ingressi. E così è stato.

A metà mese i pazienti colpiti da coronavirus e per i quali erano necessarie cure intensive erano saliti prima a venti e poi a ventidue. Era il 14 novembre, quando era suonata la prima spia d’allarme all’interno degli ospedali mantovani, visto che la soglia massima prevista nelle strutture ospedaliere che fanno capo all’Asst di Mantova è di ventisette letti di rianimazione, tetto da non oltrepassare se si vogliono mantenere almeno altri nove letti “puliti” per i casi di emergenza extra-Covid. All’inizio della settimana che sta per concludersi la sirena si è fatta più insistente, con la saturazione completa dei tre reparti di Rianimazione Covid, due al Poma e uno Pieve di Coriano.

Il totale dei pazienti era infatti arrivato a ventisette (venti a Mantova e sette all’ospedale del Destra Secchia). Tetto raggiunto, dunque, come del resto era nelle previsioni. I pazienti positivi erano aumentati anche nelle ultime due settimane, seppure con una crescita inferiore ai giorni precedenti. Ma l’incremento dei contagiati si trascina sempre una percentuale di ricoveri e tra questi, più o meno un 10 per cento, finisce in terapia intensiva. C’è anche da aggiungere che il turnover in Rianimazione non è come quello di altri reparti: un paziente Covid può restarci dai quindici ai venti giorni. Oltre alla Rianimazione al Poma è presente anche un reparto Utir-Covid, l’unità di terapia semintensiva respiratoria diretta dal primario Giuseppe De Donno.

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