Ampliamento della porcilaia Biopig di Schivenoglia: anche Greenpeace va al Tar

Il comitato Gaeta andrà davanti al Consiglio di Stato per la sospensione cautelare dei lavori

SCHIVENOGLIA. Non c'è tregua sull'intervento di Biopig alla ex latteria di Schivenoglia: è arrivato un nuovo ricorso al Tar promosso da Greenpeace contro il Comune e il Gaeta andrà davanti al Consiglio di Stato per la sospensione cautelare dei lavori. La vicenda si complica e i ricorsi si accumulano, con un aggravio di spese per il Comune che ha già dato mandato all'avvocato Claudio Arria, esperto di diritto amministrativo e ambientale, di Mantova, per difendersi al Tribunale amministrativo regionale di Brescia.

Il municipio ha confermato anche di costituirsi in giudizio davanti al consiglio di Stato, sempre con Arria a rappresentarlo. Ripercorriamo la vicenda per districarla. L'azienda Biopig ha presentato un progetto per la bonifica del sito noto come ex latteria e il suo completo rifacimento. Quell'allevamento era noto come una “bomba ecologica” e da anni si segnalavano i rischi connessi a uno stabile vecchio e fatiscente. Con il nuovo impianto il numero dei suini allevati aumenterà da 900 fino a 4mila maiali. Il comitato Gaeta ha fatto ricorso giudicando non lecita la decisione della Provincia di non sottoporre il progetto a Valutazione d'impatto ambientale.


Il nodo contestato è l'aumento della portata di capi di bestiame che raggiungerà la struttura. Il Gaeta chiedeva anche l'immediata sospensione dei lavori. Sospensione che il Tar ha cassato a fine settembre. Ecco quindi che il Gaeta ha presentato appello al Consiglio di Stato, secondo grado per le decisioni del Tar. Va precisato che il merito della questione, ovvero la legittimità della decisione di escludere da Via il procedimento operata dalla Provincia, resta di competenza del Tar.

Il secondo ricorso, quello proposto da Greenpeace, chiama in causa il Comune davanti al Tar. L'associazione, al momento della presentazione del progetto Biopig, aveva inviato delle osservazioni al Comune in merito al titolo edilizio che autorizzava i lavori, una segnalazione certificata di inizio attività.

Il Comune non aveva risposto a quelle osservazione e non aveva eccepito nulla sulla Scia, così, trascorsi 30 giorni come previsto dall'istituto del silenzio assenso, l'iter di autorizzazione è andato avanti. Ora Greenpeace chiede al Tar di giudicare sull'eventuale obbligo del Comune di pronunciarsi sulla Scia, viste le osservazioni, e chiede l'eventuale nomina di un commissario che si sostituisca al Comune in questo senso. Nel frattempo la Biopig ha avviato alcune procedure per perfezionare il progetto a livello ambientale.
 

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