Avvocato di Mantova racconta: «Nove mesi da puppy walker, così allevo cani per ciechi»

Matteo Restani ha scritto della sua esperienza con la cucciola Aisha nel libro "Con gli occhi di un cieco": più autentico e appassionato di "Io e Marley". «La sofferenza del distacco? Niente rispetto alla libertà che restituisci alle persone prive della vista»

MANTOVA. Un esercizio di altruismo che è anche un’educazione alla libertà. Dal guinzaglio del possesso e dai tanti pregiudizi sui sentimenti e la felicità che ci portiamo addosso. Così Matteo Restani, avvocato civilista, racconta la sua esperienza di puppy walker, affidatario di un cucciolo di labrador da accompagnare nell’addestramento da cane guida per ciechi (la scuola è quella dei Lions a Limbiate, Monza e Brianza).

Un’esperienza a tempo – nove mesi – condensata da Restani in 123 pagine, un diario di bordo che all’avventura della cucciola Aisha intreccia la traiettoria familiare di Matteo, della moglie Marina, dei figli Carlo, Vittoria e Adriano. Pubblicato da Youcanprint, “Con gli occhi di un cieco” ha la copertina illustrata da Victor Cavazzoni, altro mantovano di talento. E presto arriverà pure l’audiolibro.

Restani apre al lettore la porta di casa e della sua famiglia, senza paura di mostrarsi fragile e senza l’ansia di piacere per forza. L’esito è prezioso. Spontaneo l’accostamento a “Io e Marley”, il romanzo autobiografico dal quale è stata tratta una pellicola strappalacrime con Owen Wilson e Jennifer Aniston, ma qui siamo su un altro terreno. Più originale. A partire dal carattere temporaneo dell’affido: Aisha non è Marley, che scandisce le tante stagioni della sua famiglia umana, ma le bastano pochi mesi per rivoluzionare la vita di Restani.

Inutile girarci attorno, la domanda è: come si gestisce la sofferenza del distacco? «La pena della rinuncia è niente rispetto alla libertà che restituisci alle persone prive della vista, contribuendo all’addestramento di un cane guida – risponde Restani – sento spesso queste persone, la loro gratitudine è una gioia indescrivibile che ripaga della rinuncia».

Un esempio per i bambini e un metro per i genitori. «Il mondo adulto si barrica nella difesa della propria particella e spesso considera anche i figli come un oggetto su cui esercitare il possesso – argomenta Matteo – ma dobbiamo farcene una ragione, i figli devono andare per la loro strada, e a noi spetta il compito di agevolarne l’uscita, dobbiamo accompagnarli infondendo in loro amore, sicurezza e fiducia».

Le trappole sono tante, al senso del possesso si somma l’ansia di pesare l’affetto, di ricoprire i figli non solo, e non tanto, di attenzioni, ma di oggetti e regali. Anticipandone così pure i desideri. Efficaci le pagine in cui Restani mette nel mirino della sua penna il gigantismo dei compleanni di oggi. Ma il tono non è mai moraleggiante, al contrario. Ed è proprio in questa leggerezza, curiosa di sé e degli altri, che si esprime il dono di Matteo Restani. Talento che Aisha ha contribuito ad esaltare. Aisha e i suoi fratelli: Gimmi Choo, King, Bam Bam e, ultima arrivata, Poison. L’esperienza è a tempo, ma replicabile. 

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