Test molecolari a tappeto per stanare il virus alla Rsa Boni di Suzzara

Eseguiti 150 tamponi alla Rsa di Suzzara, dopo i primi 43 casi di positività Il medico: «Un’area di isolamento al primo piano, mentre la Boni2 è Covid free» 

SUZZARA. «I casi di positività registrati alla Boni1 non devono allarmare, perché stiamo stanando il virus attraverso 150 tamponi molecolari effettuati sia sugli ospiti che sul personale socio-assistenziale. La Boni2 è invece “Covid-free”, pertanto le famiglie che hanno persone fragili da inserire nella struttura possono tranquillamente farlo grazie alla situazione sanitaria favorevole».



A parlare è il dottor Stefano Ardenghi, medico specialista della fondazione Boni, che aggiunge: «La comparsa di sintomi a carico di un ospite ci ha spinto a effettuare un monitoraggio di massa sui residenti della Boni1, utilizzando da subito il tampone rapido per poi proseguire col tampone molecolare di massa per la conferma definitiva dei risultati. Ecco perché i 33 positivi tra gli ospiti, di cui solo 7 con sintomi e 3 ospedalizzati, ma dimessi, e i 10 operatori socio-sanitari asintomatici. Il piano operativo gestionale prevede che i nuclei al primo piano della Boni 1 divengano area di isolamento. Alla Boni2, invece, non ci sono positivi tra i 44 ospiti sottoposti a test rapido. Anche mercoledi 2 dicembre abbiamo provveduto a somministrare il tampone rapido antigenico al personale in servizio che non era ancora stato tracciato ma non sono emersi casi positivi».

In sostanza, secondo i medici della struttura, si tratterebbe di “inquinamento ambientale”, come viene definito in gergo tecnico, che ha generato falsi positivi.

Da lunedì 7 dicembre la situazione potrebbe evolversi in una forma completamente diversa da quella vista in precedenza. La fondazione Boni, in questo periodo, ha anche fronteggiato la carenza di operatori assenti, sospendendo le ferie, richiamando in servizio operatori in recupero ore, prevedendo turni di appoggio nelle ore serali e di rinforzo alla somministrazione dei pasti e della messa a letto. Tutto ciò per assicurare che tutti gli ospiti possano assumere i pasti rispettando i loro tempi. È stato inoltre coinvolto il personale educativo e riabilitativo.

Intanto la Regione ha approvato un piano diretto proprio alle Rsa. «La Lombardia riparte con un piano strategico per il sociosanitario, per i medici di famiglia e per gli specializzandi: 250 milioni per sostenere le Rsa, per la fornitura continua di dispositivi di protezione individuale ai medici di famiglia e per valorizzare economicamente gli specializzandi impegnati nella lotta quotidiana al virus». Lo dichiara Alessandra Cappellari (Lega), componente della III Commissione Sanità e Politiche Sociali di Regione Lombardia. «Abbiamo voluto soprattutto andare incontro alle esigenze delle Rsa nel sostenere i costi sanitari per la gestione degli ospiti. La realtà lombarda è un unicum a livello nazionale siccome vi sono 704 strutture attive con circa 65mila posti letto, dove operano 60mila dipendenti».

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