Cippo di Roncoferraro, lavori non autorizzati. Ripristinato lo stato originale

Intervento della Soprintendenza, non era stata chiesta alcuna approvazione. Restauratore già all’opera, cancellata la ridipintura delle scritte fasciste

RONCOFERRARO. Colpo di scena nella vicenda del cippo alzabandiera, cosiddetto “Pennone dell’Impero” nel corso della cui pulitura il Comune aveva ridipinto, evidenziandole, scritte del periodo fascista che da tempo erano illeggibili, scatenando un forte dibattito. L’intervento, che è stato concluso con la costruzione attorno al monumento, di uno spazio chiuso con colonnine e catenelle non era stato autorizzato dalla Soprintendenza, che era completamente all’oscuro dell’operazione. L’eco mediatica della vicenda, ha portato però a conoscenza della struttura retta dal Soprintendente Gabriele Barucca l’operazione del Comune. Da qui un primo “altolà” e la marcia indietro dello stesso Comune che, su indicazione dell’istituto delegato alla tutela dei beni storici ed architettonici, ha incaricato un restauratore di provvedere alla ripulitura di quanto fatto. Dalle prime indicazioni emerse, apparirebbero però danni irreparabili, causati dall’uso di un colorante inadeguato che sarebbe penetrato profondamente nella struttura del cippo. Il sindaco Sergio Rossi potrebbe trovarsi ora nella condizione di essere denunciato.

La ripulitura del monumento e la sua valorizzazione attraverso la costruzione di un recinto costituito da colonnine e catenelle, era stata una idea rivendicata dall’assessore ala cultura Roberto Archi che, di fronte alle critiche emerse per avere posto in rilievo scritte e contenuti riferibili al fascismo, aveva difeso la buona volontà del Comune di mettere in valore i propri monumenti, di qualsiasi periodo fossero, dai ricordi partigiani a quelli del Ventennio, in quanto riferibili comunque alla storia ed al vissuto della comunità locale.


«La nostra era una operazione di pulizia - dice dispiaciuto il primo cittadino -. Per fare quello che le precedenti amministrazioni non avevano fatto in decenni di abbandono dei monumenti. Ora vedremo se procedere con il programma che ci eravamo dati sugli altri cippi delle frazioni».

L’intervento della Soprintendenza, pur, di fatto, cancellando le scritte fasciste, non è intervenuto sul “contenuto”, bensì sull’aspetto meramente tecnico, cioè la mancata comunicazione dell’intervento proposto. Che andava autorizzato proprio per avere la garanzia di una corretta tutela del bene consegnatoci dal passato. Nei prossimi giorni potrebbe anche essere previsto un faccia a faccia fra sindaco e Soprintendente.

«Al pasticcio politico delle scritte fasciste commenta l’ex sindaco Federico Baruffaldi - si aggiunge quello, ancora peggiore, amministrativo, incurante delle regole. Se in politica ci possono essere opinioni opposte, carenze amministrative concrete pongono seri dubbi sulla capacità di amministrare».

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