A Mantova discoteche a picco, il colpo di grazia dopo anni di crisi: «Noi capro espiatorio»

Venerandi (Confcommercio): «Danneggiati per colpa di pochi». Chiesti alla Regione aiuti economici, lotta all’abusivismo e l'inserimento dei locali tra le attività storiche

MANTOVA. Fatturati in caduta libera, se non azzerati. E migliaia di lavoratori, in gran parte autonomi e quindi senza tutele, senza più stipendio. Il mondo del divertimento è tra i più penalizzati dal lockdown. E per discoteche, club e sale da ballo potrebbe essere il colpo di grazia. La chiusura per l’emergenza sanitaria piomba su un settore già provato da una crisi strutturale che negli ultimi anni ha decimato il numero dei locali. Quest’estate qualche imprenditore si è reinventato: con cibo, musica dal vivo e dj set ha provato a far quadrare i conti. Ma ora la categoria comincia a chiedersi che futuro avrà.



Che ne sarà del mondo della notte? «Credo che occorra aspettare l’uscita ufficiale del vaccino, per poi ripartire con più tranquillità» cerca di rispondere Carmen Venerandi, titolare del Mascara oltre che presidente provinciale e consigliere nazionale del Silb-Confcommercio. Nel frattempo, aziende e lavoratori cercano di parare i colpi: i ristori, almeno quelli di aprile, sono arrivati, ma all’appello mancano i soldi degli ammortizzatori sociali. «Ho sei persone in casa integrazione, tra part-time e full-time, e una cinquantina di a chiamata – riferisce Venerandi – Molti hanno anche altri lavori, ma c’è chi fa solo questo».



L’imprenditrice non nasconde l’amarezza: «In tutte le cose devono trovare il capro espiatorio: noi da sempre siamo attaccati su tutti i fronti. Prima per le stragi del sabato sera, poi per la droga e le risse. Ci piacerebbe che qualche volta trapelassero i lati positivi, il nostro ruolo sociale, la funzione terapeutica del ballo». Le immagini di quest’estate, con piste affollate e clienti senza mascherina, però, sono difficili da dimenticare. «Sono poche le discoteche che non hanno rispettato i protocolli – osserva Venerandi – ma sono quelle che hanno fatto notizia. Noi abbiamo speso soldi, fatto fare corsi al personale, aumentato i controlli. Tutto inutile».

Piove sul bagnato. La pandemia arriva nel bel mezzo di una crisi che va avanti da anni. Qualche settimana fa, Venerandi lo ha fatto presente all’assessore regionale Melania Rizzoli, durante un incontro sollecitato dalla consigliera Claudia Carzeri. Le cause del crollo pre-Covid sono diverse, dalla pressione fiscale all’assenza di incentivi e finanziamenti, fino all’abusivismo. Un esempio? «Ci sono locali che si fingono circoli privati. Aprono senza licenza e pagano l’Iva al 10%, mentre per noi è del 22%».

Altro tema caldo, quello dei lavoratori: «Hanno tolto i voucher e ora dobbiamo fare tutti contratti a chiamata». Alla Regione, le discoteche chiedono aiuti economici, il contrasto all’abusivismo e l’inserimento di diritto tra la categorie sovvenzionate. Ma c’è di più: «Abbiamo anche discusso del possibile inserimento dei nostri locali tra le attività storiche, come per le botteghe. Vogliamo essere equiparati ai luoghi di cultura, come cinema e teatri». 

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