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Coronavirus, finora 2.821 alunni mantovani in isolamento

Ancora molti positivi a metà novembre. L’Ats ha esaminato anche i giorni di didattica a distanza. Le conclusioni: andamento simile al resto della popolazione

MANTOVA. L’andamento della pandemia da coronavirus all’interno della scuola non si discosta da quanto succede nel resto della popolazione generale. Queste le conclusioni di uno studio dell’Ats Val Padana che ha analizzato la situazione nelle 384 scuole mantovane.

Gli studenti positivi dal primo settembre al 22 novembre sono stati finora 448 . A questi vanno aggiunti i 34 contagiati tra il personale scolastico, per un totale di 482 soggetti positivi nel mondo della scuola in circa tre mesi. La media percentuale degli studenti positivi rispetto alla popolazione scolastica provinciale è dello 0,75%.


Il peso maggiore, sempre in termini percentuali rispetto al numero di studenti appartenenti a quella categoria, si registra nella scuola secondaria di primo grado con uno 0,92%, seguita dalle superiori (0,88%) e a scendere primaria (0,76%) e infanzia (0,30%).

Gli studenti messi in isolamento sono stati finora 2.821 a cui vanno sommati i 70 del personale. Le classi isolate in totale sono state 427.

Il dettagliato report è stato curato dagli operatori del Gruppo Scuola, l’unità Ats dedicata alla sorveglianza sanitaria nel contesto scolastico coordinata dalla dottoressa Laura Rubagotti, e dall’Osservatorio Epidemiologico diretto dal dottor Paolo Ricci.

Secondo l’analisi del gruppo di lavoro l’incremento dei casi in funzione dell’età viene interrotto per la prima volta quando considera i numeri legati alla scuola superiore. «Conseguenza attesa – è la considerazione degli esperti – del ricorso alla didattica a distanza attivata nelle scuole secondarie di secondo grado». Occorre infatti ricordare che nelle due settimane centrali di novembre la didattica in presenza era limitata a infanzia, primaria e prima media.

L’impatto complessivo sulla scuola, dato dalla somma dei casi positivi e di quelli isolati, è aumentato nelle due settimane dal 7 al 22 novembre del 16,6% e probabilmente sarebbe stato più elevato se non fossero intervenute le misure restrittive decise dal governo. I contagi in quelle due settimane sono stati 233, contro i 249 contati negli oltre due mesi dal primo settembre al 7 novembre. Sempre secondo il gruppo di lavoro che ha raccolto ed elaborato i dati si tratta di «valori che rimangono contenuti, nonostante il balzo delle due settimane precedenti. L’incremento che si è verificato nelle quattro settimane a cavallo tra ottobre e novembre sulla popolazione da 0 a 17 anni è stato addirittura esponenziale con fattore 2, raddoppiando cioè la frequenza ad ogni settimana fino raggiungere a fine novembre un tetto del 20%, per poi scendere però al 18.2% nei giorni più recenti».

L’analisi porta a suggerire che l’andamento dell’epidemia nella scuola è speculare a quello che compare nella popolazione generale.

«Questo – concludono gli esperti che hanno elaborato il rapporto – induce ancora una volta a considerare la scuola come specchio del contesto a cui si appartiene, piuttosto che amplificatore diretto della diffusione epidemica. Il contagio è favorito eventualmente dall’indotto che la scuola indirettamente mette in moto, esercitando una funzione centripeta in termini di mobilità e di socialità che costituiscono i due principali fattori di rischio». 




 

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