Le multe un affare? La metà finisce nel fondo crediti

Sui 5 milioni e mezzo previsti per il 2021, l'amministrazione dovrà accantonare oltre due milioni e mezzo nel fondo crediti di dubbia esigibilità 

MANTOVA. Le multe stradali un affare? Non si direbbe. Sono ormai quattro bilanci di previsione consecutivi che il Comune punta ad incassare dalle contravvenzioni 5,5 milioni di euro. Di quei soldi, però, l’ente locale ne maneggia la metà, tant’è che, negli stessi previsionali, usa molta prudenza nell’impegnare quei soldi per coprire alcune spese. Il resto deve lasciarlo nel fondo crediti di dubbia esigibilità.

È la quota che lo Stato impone di mettere da parte, in sede di previsione, per fronteggiare i mancati incassi dalle multe, dalle altre sanzioni amministrative, dalle rette e dai canoni. L’obiettivo è di evitare che il Comune si trovi con spese non coperte. Basti pensare che ormai a Mantova siamo arrivati a 11 milioni di euro solo di multe stradali non incassate e per le quali si dovrà procedere con la riscossione coattiva.

Per il 2021 la situazione è questa: su 5,5 milioni previsti in entrata dalle contravvenzioni il Comune ne deve accantonare nel fondo ben 2.795.171. Quindi, potrà disporre solo di 2.704.823 euro da impegnare per le varie spese. La metà di questa cifra, però, per legge va destinata ad interventi per la sicurezza stradale (solo l’altra metà è “libera”). E così, 1.352.414 euro hanno già una destinazione ben precisa. La giunta ha deciso, infatti, che 450mila euro andranno per gli interventi di sostituzione, ammodernamento e manutenzione della segnaletica lungo le strade comunali.

Altri 250mila serviranno per il potenziamento delle attività di controllo della Polizia locale. La manutenzione delle strade e i piani di sicurezza assorbiranno altri 450mila euro. Altri 202.414 euro finanzieranno l’acquisto di mezzi e attrezzature per la Polizia locale. Nel corso degli ultimi anni la percentuale che il Comune ha dovuto accantonare, fissata dal governo con le varie leggi di stabilità, è sempre aumentata. Per esempio, nel 2019 la cifra a cui ha dovuto rinunciare ammontava a 2.100.000 euro (così, la parte riservata alla sicurezza stradale ammontava a 1.699.588 euro), mentre l’anno scorso è stata di 2.582.000 (e la quota per sicurezza e manutenzioni stradali è sempre diminuita di conseguenza).

«Ogni anno cerchiamo sempre, come Anci, di chiedere una percentuale più bassa, ma i governi tendono sempre ad aumentarla - dice il vicesindaco Giovanni Buvoli -. E così, dobbiamo rassegnarci ad accantonare cifre importanti che non possiamo poi impegnare. O meglio, a mano a mano che il credito si riduce, si riduce quel fondo: ma perché ciò avvenga, dobbiamo incassare quei crediti».

Il fondo accantonamento crediti di dubbia esigibilità ha raggiunto, nel 2019, la ragguardevole cifra di 30 milioni 812mila euro, accumulati dal 2015, da quando è entrata in vigore la nuova contabilità. Con gli 11 milioni 391mila euro di accantonamenti solo per le multe stradali, ci sono anche 9 milioni 362mila euro per le altre sanzioni amministrative e 9 milioni 354mila euro per il recupero dell’evasione delle imposte comunali. Il resto è costituito dai canoni e dalle e rette non pagati. Tutti soldi che il Comune non ha incassato dal 2015 e che ora tenterà di recuperare con Ica, per le somme fino ai 20mila euro, oppure con Agenzia delle entrate riscossioni per quelle superiori.


 

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