Un bando da 53 milioni per il Po: 12 anni di lavori su argini e fiume

Primo project financing in Italia: il cavatore farà gratis le opere e in cambio non pagherà concessioni


BASSO MANTOVANO. Prende il via la più grande opera pubblico-privata del Mantovano e fra le maggiori realizzazioni degli ultimi decenni nella nostra provincia. La riqualificazione del tratto di Po fra foce Secchia a San Benedetto Po e Ostiglia è stata bandita nei giorni scorsi dall’Aipo, l’Agenzia interregionale per il Po. Un cantiere dell’importo di 53 milioni, che durerà 12 anni per risolvere le diverse criticità che quel tratto del più grande fiume italiano aveva evidenziato negli ultimi anni. La necessità di trovare le ingenti risorse per risolverle aveva frenato e ritardato ogni tentativo.

La soluzione si è fatta strada cinque anni fa grazie a un privato, il gruppo Donnini di Modena, proprietario sul Po delle Cave Quingentole. Dovendo pagare come cavatore di sabbia una salata concessione alla Regione, aveva proposto di eseguire i lavori di ripristino degli argini e di risagomatura dei fondali in cambio della rinuncia, da parte della Regione, a riscuotere i diritti di concessione. In sostanza consentendo di avere alla fine un intervento a costo zero per il pubblico.

Una proposta che è stata attentamente valutata. Grazie al fondamentale ruolo giocato dall’assessore alla partita, Pietro Foroni, è arrivato il semaforo verde per fare partire gli studi di fattibilità che ora, dopo tre anni, approdano al bando di gara.

«Non è stato un percorso facile - conferma il direttore di Aipo, Luigi Mille -. Partivamo per primi in Italia con un project financing, un progetto che mette assieme parte pubblica e privati per un obiettivo comune. C’è stato bisogno di uno studio approfondito, anche da un punto di vista legale». Un compito che è stato affrontato grazie alla consulenza dello studio Bosetti e Gatti, fra i maggiori in Italia in consulenze per investimenti in infrastrutture.

Dal canto suo, il privato si è appoggiato allo studio Technital di Verona, guidato dall’ingegner Simone Venturini, che assieme ad Aipo ha individuato le principali criticità da superare. In particolare la foce Secchia e i tratti di argine maestro del Po a quote inferiori al previsto, a Quingentole e Borgo Mantovano e la necessità di rafforzare quelli in sponda sinistra. Ma anche i banchi di sabbia, che complice la corrente del fiume, si depositano ad ostruire i porti di Quingentole (la lanca dei gabbiani), a Pieve di Coriano (approdo fluviale) e fra Serravalle a Po ed Ostiglia (Isola Cirene).

«La ditta, oltre ad eseguire le opere - prosegue Mille - farà la manutenzione e terrà in condizioni operative il sentiero navigabile in alveo per 12 anni. In cambio potrà vendere circa cinque milioni di metri cubi di sabbia derivanti dei dragaggi, mentre altri due milioni saranno destinati agli argini».

La pubblicazione del bando di gara, al quale si è arrivati superando diversi ostacoli, non ultimo la morte del titolare della Donnini, che ha comportato ulteriori passaggi burocratici, non garantirà alla ditta che ha proposto il project financing la vittoria. Anche se avrà l’ultima parola in gara, poiché è previsto che possa eguagliare una eventuale miglior offerta economica di un concorrente e aggiudicarsi l’appalto. Inoltre, a conferma dell’importanza dell'opera, il direttore di Aipo sarà anche il Responsabile unico del progetto (Rup).

Ma non è l’unico investimento che riguarda il grande fiume. Grazie ad un finanziamento di ulteriori 15 milioni della Regione, a breve sarà aperta la gara per il rialzo e ringrosso del tratto di argine maestro a Motteggiana. Una seconda tranche di lavori riguarderà invece Borgocarbonara dove sarà costruito un nuovo tratto di argine maestro, che taglierà una vecchia ansa con un percorso rettilineo più breve. Il vecchio argine sarà però mantenuto intatto a ulteriore protezione.

Complessivamente saranno quindi 68 i milioni che saranno investiti fra Motteggiana e Borgo Carbonara, venendo incontro alle richieste dei territori e dei sindaci interessati. Esclusa, infine, l’ipotesi di argini tracimabili che era stata ventilata per alcuni dei tratti interessati ai lavori. 


 

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