Contenuto riservato agli abbonati

La corsa disperata da Napoli a Mantova: e dopo il plasma migliora

Il 59enne è uscito dalla Rianimazione e respira spontaneamente. Il figlio lo aveva accompagnato in auto attaccato all’ossigeno: «Un miracolo» 

MANTOVA. Un azzardo e per di più senza aver calcolato il rischio enorme. Ma era spinto da una forza che va al di là della ragione: la volontà di salvare la vita di suo padre malato di Covid.

Così lo aveva caricato in auto in condizioni disperate e aveva percorso più di 700 chilometri senza mai fermarsi da Napoli al Poma. Per un solo motivo: sottoporlo alla terapia del plasma.


Una storia che giorni fa aveva commosso tutta Italia, ma che allo stesso tempo aveva sollevato molti interrogativi e critiche per un gesto disperato che poteva avere conseguenze fatali. Ma alla fine ha avuto ragione.

Nelle ultime ore sono decisamente migliorate le condizioni di salute del 59enne napoletano che a metà novembre era stato accompagnato in auto dal figlio dal capoluogo campano fino al Poma implorando una sacca di plasma per salvare il genitore che si era fatto tutto il lungo tragitto attaccato a una bombola a ossigeno.

Due giorni fa il paziente, un professionista di Giugliano, è stato dimesso dal reparto di Rianimazione dell’ospedale di Mantova e trasferito in Utir, l’unità di terapia semintensiva respiratoria. I sanitari lo hanno tolto dalla ventilazione assistita e ora respira in modo spontaneo. Difficile stabilire se sia merito del plasma o dell’assistenza prestata per tre settimane dai rianimatori del reparto. Probabilmente il miglioramento delle sue condizioni di salute è frutto di un lavoro di sinergia tra tutti i sanitari che lo hanno avuto in cura. Nei giorni scorsi era stato sottoposto a tre infusioni di plasma mentre era sotto terapia in Rianimazione.

«Siamo ancora cauti e non ci sbilanciamo – sottolinea il figlio da Napoli – però il papà sta meglio, ringraziando Dio. Le cure praticate a Mantova sono certamente state utili ma credo che per mio padre si possa parlare di quasi un miracolo».

Il figlio del professionista di Giugliano aveva caricato in auto il padre attaccato alla bombola a ossigeno e aveva percorso più di settecento chilometri senza mai fermarsi per raggiungere il Carlo Poma dove aveva saputo che ai pazienti malati di Covid viene praticata la terapia del plasma.

«La mia è stata una decisione presa più per disperazione che per speranza – racconta il figlio 30enne –. E sono stato anche duramente rimproverato per il mio gesto estremo, tanto che qualcuno ho sentito che mi volesse addirittura denunciare. Ma non mi interessa, per salvare la vita di mio padre avrei fatto qualsiasi cosa. Multe, denunce, non importa, in certi casi non si ha paura di nulla».

Una vicenda incredibile, tra disperazione e speranza, con tre protagonisti: padre, figlio e una dottoressa partenopea con un passato da medico di medicina generale a Pegognaga e a Bondanello di Moglia.

A metà novembre la dottoressa aveva raccolto il grido disperato del figlio del 59enne malato di Covid. Con loro aveva accennato la possibilità di sottoporlo alla cura del plasma e che a Mantova, territorio che conosce bene perché ci ha lavorato otto anni, c’era il dottor Giuseppe De Donno che aveva già ottenuto buoni risultati con questa terapia. La dottoressa aveva anche messo in guardia padre e figlio che nel caso in cui avessero deciso di raggiungere Mantova lo avrebbero dovuto fare chiedendo aiuto al 118. Ma il figlio del 59enne una mattina ha deciso di fare tutto da solo e ha portato il padre direttamente al pronto soccorso del Poma.


 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi