La piena del Secchia attesa stasera 7 dicembre: monitoraggio costante degli argini

Allerta arancione: il fiume preoccupa ma non spaventa. In mattinata un altro summit per fare il punto della situazione

MANTOVA. Le immagini del Modenese allagato, il Panaro che rompe l’argine, le decine di famiglie evacuate, le auto che galleggiano sulle strade, fanno affiorare i ricordi inquietanti della piena del Po del 2000, quando la Bassa mantovana rischiò di annegare travolta dalla furia del fiume. Resteranno nel cassetto dei ricordi, secondo le previsioni, perché il Secchia, l’altro fiume che in queste ore sta tenendo in scacco l’ Emilia, da noi preoccupa, questo è innegabile, ma non spaventa. Il livello dell’allerta è 2, arancione. Dopo le piogge abbondanti degli ultimi giorni, il monitoraggio è continuo già da sabato, e Aipo, protezione civile e carabinieri hanno messo in moto la macchina: stanno controllando gli argini senza sosta, ma non è prevista una piena allarmante.



Nel pomeriggio di domenica 6 dicembre a Bondanello il livello era a 9 metri e 20, ancora all’interno della prima fascia d’allarme. «Abbiamo messo in campo un servizio di monitoraggio da sabato con la protezione civile che andrà avanti ininterrottamente 24 ore su 24» conferma l’ingegner Marcello Moretti, il responsabile mantovano dell’Aipo, che annuncia che la piena arriverà nel Mantovano non prima del tardo pomeriggio del 7 dicembre, o addirittura nella notte. «Una previsione precisa sull’orario è difficile perché il Secchia ha sempre velocità anomale». I valori attuali, conferma, non sono da emergenza, «ma i punti critici, come i ponti e le aree golenali meritano un’attenzione particolare».

Domenica si è tenuta una riunione in videoconferenza tra prefettura, Aipo, Provincia, forze dell’ordine, protezione civile e i tre sindaci dei comuni bagnati dal Secchia, Luca Malavasi di Quistello, Simona Maretti di Moglia e Roberto Lasagna di San Benedetto. «Si ipotizza che il livello della piena sia analogo a quello del 2009, quindi significativo, ma non drammatico» sintetizza Malavasi, che sta tenendo sotto controllo i punti critici, «innanzitutto il ponte ferroviario, che è nel punto più basso». Qui, precisa, è in campo con i controlli anche Fer, pronta a intervenire con un sistema di palanche e sacchi di sabbia. Altro punto critico è un allevamento di 200 vacche nella golena dell’Imperiata, «dove l’argine è comunque molto solido». Per il momento di ordinanze di evacuazione «non se ne parla, ma il punto si farà al più presto con prefettura e Aipo».



Simona Maretti da Moglia assicura che per tutta la notte i volontari della protezione civile terranno monitorate le rive a Bondanello. Impegnato full time il Consorzio dell’Emilia Centrale che gestisce dal punto di via idraulico le pianure di Reggio Emilia, Modena e Mantova, fino all’Appennino Parmense. «Il nostro sistema di monitoraggio e telecontrollo, la reperibilità di tutto il personale e i presidi sul territorio hanno consentito ai livelli nella rete di mantenersi entro valori di sicurezza, pur se con alcune criticità dovute all’ondata di piogge intense – ha sottolineato ieri la dirigente del Consorzio Paola Zanetti –. A ogni modo l’attivazione tempestiva degli impianti di sollevamento acque nel Reggiano, dello “Scaricatore Cà Rossa” a Novi di Modena e dei “Sifoni alla Botte San Prospero” a Moglia con l’avviamento dell’impianto idrovoro di Mondine, hanno limitato ogni ulteriore situazione di difficoltà. L’attività è ancora in svolgimento, con l’avvio dell’impianto di San Siro a San Benedetto Po». Anche il Po ieri è salito di oltre 2,5 metri in 24 ore.




 

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