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«Troppi i soldi dati ai privati»: la Lega attacca Tea e Comune

I consiglieri chiedono chiarimenti sull’uscita di Acque della Concordia «Hanno speso un milione e mezzo per entrare e ne incasseranno 6 per uscire»



MANTOVA. Quasi quattro volte in più di quello che ha speso per entrare in società con Tea spa. È quanto incasserà il socio privato Acque della Concordia per uscire dalla società mista Tea acque che gestisce il ciclo idrico per più della metà dei mantovani. «Si tratta di 6 milioni 50mila euro a fronte di una spesa, nel 2014, di 1.582.800 euro» scrivono i tre consiglieri comunali della Lega Alessandra Cappellari, Andrea Gorgati e Eugenio Anceschi in un’interrogazione depositata all’ufficio di presidenza.


Con quel documento di cinque pagine chiedono chiarimenti per iscritto all’assessore all’ambiente Andrea Murari sia sulla valutazione fatta dalla società per liquidare il socio privato che sulla nuova società Depura nata da Tea Acque (e sempre partecipata da Tea e da Acque della Concordia) e sul futuro di Depura circa il portafoglio lavori ereditato dopo la scissione da Tea Acque. Un duro attacco al centro sinistra e soprattutto al Comune di Mantova maggiore azionista di Tea, dietro cui, però, si cela anche lo scontro tra due pezzi di Lega: quella salviniana rappresentata dalla consigliera regionale Cappellari e dagli altri due colleghi, e quella secessionista di Gianni Fava. La prova è la richiesta dei firmatari all’assessore di valutare eventuali conflitti di interesse sorti in Tea e in Depura. Nel dettaglio, si segnala che la moglie di Fava, Francesca Chiesi, figura nel collegio sindacale di Tea, mentre il marito è procuratore speciale di Depura.

I tre consiglieri partono dal 2014 quando per gestire il ciclo idrico Tea ha dovuto aprire ai privati. E così, è stata costituita la società Tea Acque, il cui 60% del capitale era in mano a Tea e il 40% al privato che aveva vinto una gara pubblica: Acque della Concordia, costituita da Cpl Concordia e Sta srl. Ai privati quel 40% era costato 1.220.000 euro più un sovrapprezzo di 362mila euro, con l’obbligo di uscire da Tea Acque nel 2025 (si erano portati a casa, però, anche lavori e servizi per 65 milioni di euro).

A fine 2019 Tea e Acque della Concordia hanno costituito una nuova società, Depura, (sempre al 60 e 40%) attribuendole parte dei lavori che aveva Tea acque. Ora, con la ripubblicizzazione dell’acqua, Tea per continuare a gestire il servizio idrico deve liberarsi del socio privato e per far questo deve riacquistare il suo 40% di azioni. Un 20% l’ha già acquisito sborsando 3.650.000; per l’altro 20% ha già versato un anticipo di 2 milioni mentre dovrà versarne altri 400mila (a Murari chiedono il perché di questa differente valutazione).

I leghisti contestano il sistema di calcolo del valore del 40% che Tea ha acquisito. Nel bilancio 2019 così la multiutility lo spiega: «Il maggior valore pagato scaturisce dall’applicazione del metodo di valutazione previsto nella gara e riflette le modifiche concordate tra i soci in termini di governance della società».

Per la Lega, invece, il valore del 40% dovrebbe essere calcolato «con il sistema rappresentato negli atti di partenariato, sostanzialmente, nei modi con cui Acque della Concordia, nel 2014, ha calcolato la somma da offrire per l’acquisto del 40% della società Te Acque, considerando la valorizzazione del 40% dell’intera società, compresi i rami che sono invece stati trasferiti in Depura e per i quali è rimasto il 40% in capo al privato».

Insomma, «i cittadini mantovani per comprare il 40% del socio privato corrisponderanno circa 6 milioni al privato il quale, contestualmente, dopo aver speso 1.582.800 euro per l’intero 40% nel 2014, resta proprietario di un altro 40% di Depura senza, a quanto pare, aver sborsato alcunché».
 

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