Apre il primo Covid hotel nel Mantovano: 48 posti e servizi alberghieri

Ospiterà a San Giorgio gli asintomatici costretti alla quarantena fuori casa. Intesa fra I Melograni e l’Ats: già fatta la formazione al personale esterno

MANTOVA. Aprirà a breve il primo Covid hotel del Mantovano. Si tratta della Rsa I Melograni di San Giorgio Bigarello che sarà a disposizione delle persone positive, asintomatiche o con pochi sintomi (in linguaggio medico paucisintomatiche) che per qualche ragione non possono fare la quarantena a casa propria. I posti a disposizione sono 48, di natura prettamente alberghiera. Non si tratterà, insomma, di un ospedale ma di una struttura ricettiva dedicata alle persone che hanno contratto il coronavirus e non hanno bisogno di assistenza medica.

La data dell’apertura non è ancora stata fissata ma i problemi sorti fino a questo momento sono stati via via superati. La Rsa era stata svuotata già fra settembre e ottobre, in previsione della partecipazione alla manifestazione di interesse con la quale l’Ats Valpadana ha ricercato strutture ricettive in grado di trasformarsi in Covid hotel. Oltre a due agriturismi, uno a Ponti sul Mincio e uno nella stessa San Giorgio Bigarello, ha dato la sua adesione la Rsa che fa parte del gruppo Welfare Italia.

Ma nel frattempo ci sono state delle battute d’arresto, come conferma una delle dirigenti della società, l’ex sindaco di Reggio Emilia Antonella Spaggiari. «Abbiamo deciso di creare una Rsa da 80 posti e 15 al diurno, in una zona, quella a nord di Mantova, che pur avendo un ambito di oltre 40mila residenti, ne era totalmente sprovvista. È una struttura autorizzata e accreditata, ovvero che segue le regole regionali, ma non convenzionata perché la Lombardia da tempo ha bloccato nuove convenzioni nel Mantovano. Questo significa che l’ospite paga il prezzo pieno. Per questo era utilizzata dalle famiglie soprattutto come struttura di sollievo nel periodo estivo e come luogo di convalescenza per anziani dopo operazioni programmate». Per questo più volte le amministrazi9ni locali della zona interessata, da Porto a Roverbella, hanno sollecitato la Regione a rivedere la propria posizione, come ricorda l'assessore sdi San Giorgio Bigarello Alberto Germiniasi.

Nonostante l’handicap economico, la struttura era al completo a marzo ma, registrando un forte turn over e avendo la Regione bloccato gli ingressi, si è trovata ad agosto con 30 ospiti. Una situazione economicamente non sostenibile. Di qui la decisione di offrire ai nostri ospiti lo spostamento in una delle nostre altre strutture: nel Mantovano la Ciclamini di Quistello, I Tulipani di Gonzaga e I Girasoli di Cerese. Creando disagio e malumore in tante famiglie che oggi parlano di «anziani spostati come pacchi postali».

«Sappiamo che è stato un disagio e dispiace a tutti, anche agli operatori – conclude la Spaggiari – ma così abbiamo potuto offrire un servizio di hotel Covid che non era presente nel Mantovano. Nel frattempo abbiamo dovuto registrare un’emergenza a Quistello e abbiamo dovuto rinviare l’apertura».

Ora, sono stati trovati i servizi richiesti dal bando Ats. E in particolare il servizio di guardia 24 ore, la lavanderia per gli ospiti, il servizio di pasti e il monitoraggio delle condizioni di salute. Chi verrà accolto nel Covid hotel ha una situazione sanitaria che non desta preoccupazioni, ma nel caso di evoluzione negativa, questa va individuata per tempo. L’ospite resta a carico del proprio medico di famiglia, ma la sorveglianza sanitaria nel Covid hotel potrebbe essere rafforzata grazie alle task force create dall’Ats. Nelle ultime settimane il personale, reperito esternamente tramite appalti, è già stato formato in vista dell’apertura. I dipendenti che lavoravano alla Rsa sono invece stati spostati a Quistello per l’emergenza. 

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