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I ristoratori e gli albergatori mantovani: il decreto Natale è una batosta

Le categorie speravano in uno spiraglio: il governo ci regala un panettone amaro

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MANTOVA.  «Se fossimo nel romanzo di Dickens, il Canto di Natale, questo lo potremmo titolare il Natale della beffa». Nicola Dal Dosso, direttore di Confcommercio commenta senza mezzi toni il decreto Natale varato dal governo «con il solito tempismo del venerdì sera» che contiene misure più rigorose per le festività natalizie. «Questo provvedimento cade come una mazzata sulle nostre imprese e sui nostri comparti, che si erano organizzati a uno spiraglio di riaperture per dicembre. Il governo ci regala un panettone amaro. È la conclusione di un 2020 drammatico, che ha massacrato l’economia e in primis i settori del commercio, turismo e dei servizi: le nostre imprese stanno perdendo dal 50 all’80% del fatturato».

Fipe, la federazione pubblici esercizi, sottolinea come sia il settore della ristorazione a pagare il prezzo più alto. «Il governo decide di scaricare ancora l’onere della riduzione del contagio sui pubblici esercizi, sottoposti da ottobre a uno stillicidio di provvedimenti – afferma Giampietro Ferri, numero uno di Fipe – che si tratti di zone rosse o arancioni per noi significa una cosa sola: bar, ristoranti, pasticcerie, gelaterie resteranno chiusi dalla Vigilia al 6 gennaio. Un periodo che vale il 20% del fatturato di un anno. Senza immediati ristori per tante aziende sarà impossibile reggere». I ristoratori sono sul piede di guerra. C’è chi medita di manifestare in piazza e chi, come un piccolo gruppo che si è riunito alcune sere fa in un locale, addirittura per sondare la strada di una causa legale contro lo Stato.

Duro anche il commento degli albergatori: «Il decreto Natale infligge l’ennesima batosta alle nostre imprese – afferma Gianluca Bianchi, presidente di Federalberghi – in dieci dei quattordici giorni che vanno da Natale all’Epifania gli italiani dovranno restare in casa, negli altri quattro sarà vietato uscire dal proprio comune. Una presa in giro per chi aveva fatto sforzi enormi per mantenere gli alberghi aperti. Il decreto stanzia 650 milioni di euro per tutelare bar e ristoranti, ma dimentica gli alberghi, che hanno subito danni ancora maggiori».

Il contraccolpo riguarderà l’intera economia: in un anno normale, tra Natale ed Epifania, si sarebbero messi in viaggio più di 18 milioni di italiani, attivando un giro d’affari di circa 13 miliardi di euro, che interessa non solo alberghi ma anche trasporti, divertimenti e cibo. Il calo delle presenze turistiche rilevato dal centro studi di Federalberghi è stato del 60,9% a ottobre, per poi schizzare -80,9% a novembre. Il preconsuntivo del mese di dicembre non lascia grande spazio alle speranze: saremo fortunati se ci sarà il 10% delle presenze del 2019».

Conclude Bianchi: «I decreti ristori, la legge di bilancio e il Recovery plan, strumenti di importanza strategica che hanno occupato l’agenda politica degli ultimi giorni, non dedicano al nostro settore l’attenzione dovuta in ragione del peso esercitato nell’economia nazionale e dei danni subiti per la pandemia».


 

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