Fratelli d’Italia cresce e a Mantova rompe con la Lega dopo il caso Aspef: «Non è più un alleato»

Alessandro Beduschi, al centro, tra Stefano Rossi e Nicola Sodano durante la campagna elettorale per le comunali

Frattura nel centrodestra, parla il coordinatore FdI Beduschi: «Non è questione di poltrone, crediamo ancora nella lealtà»

MANTOVA. «Amministriamo insieme diversi Comuni, sarebbe innaturale farci la guerra. Ma la Lega, in questa fase, non la considero un alleato. Noi crediamo ancora in valori come la lealtà». Alessandro Beduschi, coordinatore di Fratelli d’Italia, conferma che nel centrodestra mantovano si è rotto qualcosa. Tanto che, sotto un profilo strettamente politico, le sue parole fanno capire che la stessa definizione “centrodestra”, oggi, non è più applicabile nel Mantovano. Beduschi fa risalire questa frattura alla querelle sulle candidature di minoranza all’interno del cda di Aspef. Ma le radici sembrano più profonde e influenzate da altri fattori.

In questi anni Fratelli d’Italia si è consolidata anche per il successo della leader nazionale Meloni. Basta pensare che se alle comunali di Mantova del 2015 aveva ottenuto 353 voti (1,83%), alle amministrative dello scorso ottobre i votanti sono diventati 1.231 (5,32%) aumentando leggermente anche rispetto alle europee del 2019.


Nel frattempo ha aperto i circoli di Mantova, Asola-Canneto, Roncoferraro-Villimpenta-Castel d’Ario, Sermide Felonica, Castiglione e due a Viadana. E si stanno formando a Borgo Virgilio, Curtatone, Suzzara. Il partito ha pure diversi sindaci (Borgo Virgilio, Asola, Roverbella) e a Suzzara ha visto entrare nel gruppo consiliare due esponenti di tradizione zaniboniana (Antonino Zaniboni) quali la Melli e Zanardi. «E possiamo contare su Isabella Rauti in Parlamento e Barbara Mazzali in Regione» dice Beduschi. Gli iscritti sono circa 350 con un movimento giovanile di una cinquantina di membri.

Lo staff dirigenziale di Fratelli d'Italia durante la campagna elettorale per le comunali. Alessandro Beduschi e il candidato sindaco Stefano Rossi sono affiancati


Ma il rapporto con la Lega è cambiato. Lo si vede a livello nazionale, con la competizione tra Meloni e Salvini, e lo si vede a livello locale. «Non ne facciamo una questione di leadership o di poltrone – dice Beduschi – ma di valori, di lealtà. Lo abbiamo dimostrato nella vicenda della candidatura a sindaco di Rossi. Abbiamo riconosciuto, all’epoca, che la Lega aveva numeri che la portavano al ruolo di locomotiva. Perciò abbiamo accettato e sostenuto Rossi. Ma quando lui e la stessa Alessandra Cappellari (Lega), hanno proposto la candidatura per il consigliere di minoranza all’interno di Aspef, senza confrontarsi con le forze politiche, ci siamo sentiti traditi. E la Lega non ha mosso un dito».

«A questo punto – conclude il coordinatore di Fratelli d’Italia – viene meno la volontà di lavorare insieme per progetti politici, come ad esempio le elezioni provinciali. Noi abbiamo costituito un gruppo che incontra gli amministratori del territorio per raccogliere le necessità e le competenze. Con Forza Italia condividiamo il metodo. La Lega non ci ha trattato come alleato e oggi non la considero tale. Aspetto da loro un chiarimento». 
 

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