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Ristoratori, s’allarga il fronte della protesta

Vertice con i colleghi cremonesi per creare una associazione. Spunta l’idea di cause individuali allo Stato per i danni

Francesco Romani
1 minuto di lettura

MANTOVA. S’allarga il fronte della protesta del mondo della ristorazione. Settore fortemente penalizzato dai decreti legati alla pandemia, l’area dei servizi della ristorazione sta cercando di fare fronte comune, con l’intenzione di partecipare ai tavoli delle contrattazioni, ma anche di tentare le vie legali, con cause individuali allo Stato per i danni subiti e non risarciti dai ristori.

Il conto è presto fatto. La gran parte dei gestori per poter riaprire dopo la prima ondata primaverile di Covid ha dovuto riorganizzarsi. Le sale sono state attrezzate e risistemate spazialmente in modo da garantire il necessario distanziamento sociale. Spese che si sono aggiunte a quelle per la pulizia e la sanificazione dei locali. All’arrivo della seconda ondata, hanno dovuto nuovamente chiudere i battenti, prevedendo solo la formula del delivery e l’asporto. Ma la riapertura, almeno a mezzogiorno una volta che la Lombardia è stata dichiarata “zona gialla” è coincisa con le prime voci delle nuove chiusure per il periodo natalizio. Evenienza che si è puntualmente realizzata e che ha messo il settore in ginocchio. Per questo, nel settore così fortemente penalizzato, è nata in tutta Italia la voglia, ma anche la necessità di provare a fare qualcosa.

«Intanto a fare sentire la nostra voce - spiega Annarita Nardini, dell’osteria Al Gallo di via Fernelli a Mantova - perché solo stando assieme, come già si sta facendo in altre regioni, si riesce a partecipare ai tavoli delle trattative dove si dibatte del nostro futuro».

La nascente associazione, che forse si chiamerà “Ristorazione italiana” e che non vuole essere in competizione con le tradizionali associazioni di categoria, ha nella Toscana il suo punto di forza.

«Nella chat che riunisce tanti di noi ristoratori - aggiunge Marzia Sabbatini, del ristorante Acquapazza - è nato questo tam tam e giovedì 17 dicembre ci siamo ritrovati in una quindicina per iniziare a muoverci. Abbiamo preso i primi contatti con i colleghi di Cremona, che come noi si stanno muovendo e che avevano già a loro volta un contatto con l’associazione toscana, che per prima si è mossa». Dai qui nata l’idea di verificare una possibile strada legale. «Non una class action, che in Italia non è possibile - aggiunge la Sabbatini -. Ma singole cause individuali allo Stato che poi sarebbero presentate collettivamente». Un passo ulteriore per la nascita dell’associazione e le eventuali cause legali sarà il vertice con i colleghi di Cremona. «Faremo il punto per capire come procedere» conclude la Sabbadini. 

 

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